Albettone – corrispondenza generale

Albettone – corrispondenza generale

 

Nel fascicolo relativo agli ebrei internati ad Albettone è presente un sottofascicolo intitolato “corrispondenza generale” in cui sono stati raccolti documenti che afferiscono appunto a problemi di carattere generale.

Il 14 novembre 1941 il segretario politico G. Lubin del Fascio di combattimento di Albettone si rivolse in questi termini, con una riservata, al questore di Vicenza e per conoscenza al segretario federale:

Da circa un mese vennero assegnate al Comune di Albettone sei famiglie di internati civili (ebrei, oriundi polacchi) e composte di 17 persone tra cui 3 bambini al di sotto dei 10 anni. Il Comune di Albettone ha appena 2800 abitanti, paese molto sparso e povero, nell’impossibilità quindi di dare una sistemazione qualsiasi a questi ospiti indesiderati.

Gli internati arrivati alla sera vennero fatti ospitare da famiglie private del centro del paese (che conta circa 400 abitanti) famiglie che avevano casualmente e provvisoriamente letti disponibili e che si privarono persino di materassi per aderire all’ordine delle autorità.
Tale sistemazione fu, dalle famiglie ospitanti, ritenuta provvisori a e sono ora logiche quindi le loro rimostranze dato che questi internati portano non poche noie e seccature nelle nostre case rurali piccole e scomode. Abbisognano poi di tutto: legna, luce, viveri, biancheria ecc.; quindi arrecano un notevole disagio alle famiglie ospitanti che non sono neppur ricompensate adeguatamente per i molteplici disturbi (50 lire mensili per famiglia).

Gli internati non hanno poi a disposizione mezzi sufficienti, infatti il capofamiglia percepisce L. 8 giornaliere di sussidio, la moglie L. 4 ed i figli L. 3 mentre essi affermano che a Ferramonti Calabro, loro precedente residenza, anche la moglie percepiva L. 8 giornaliere di sussidio e perciò gravano ancor più sulle famiglie ospitanti.

Se si può logicamente non tener conto delle lagnanze degli internati circa la loro sistemazione attuale, certo devesi prendere nella dovuta considerazione le lagnanze delle famiglie ospitanti tanto più che una soluzione si presenterebbe relativamente facile.

Infatti non volendo requisire le ville Prosdocimi e Michelazzo, ora disabitate e nelle quali sarebbe facile sistemare gli internati con le famiglie e ciò tenendo conto che le ville sono saltuariamente durante l’inverno e stabilmente durante l’estate abitate dai proprietari, si potrebbe prender in esame la sistemazione degli internati nell’edificio costruito nella vicina Sossano, dal Cav. Michelazzo, per uso casa di ricovero che da anni è disabitata per mancanza dei mezzi necessari per il suo funzionamento, e ove vi sono ben 30 letti, biancheria, cucina e tutto il necessario per 30 persone.
Certo si deve prendere in serio esame la questione e risolverla urgentemente tanto più che Albettone con i suoi 2800 abitanti è stata in certo modo … favorita con l’invio di questi internati, infatti dei paesi vicini; Sossano con 4500 abitanti non si ebbe nessun internato, Barbarano con oltre 9000 abitanti solo due e Noventa con oltre 7500 abitanti due famiglie.
Cose note tra la popolazione che commenta sfavorevolmente.

 

Il 24 novembre, Bruno Mazzaggio, segretario della Federazione dei Fasci di combattimento di Vicenza, scrisse al prefetto partendo dalla lettera del segretario politico di Albettone:

Il Segretario Politico di Albettone con lettera riservata in data 14 corr. diretta alla Regia Questura di Vicenza e copia per conoscenza a questa Federazione, ha fatto presente la critica situazione in cui si trova il Comune per dover ospitare sei famiglie ebree internati di guerra.
Data la opportunità di provvedere alla eliminazione degli inconvenienti lamentati, mi permetto di richiamare la Tua attenzione per vedere se sia possibile realizzare una migliore sistemazione degli internati mistandoli anche presso i Comuni limitrofi che possono avere forse maggiori possibilità del piccolo centro di Albettone. Ti sarò grato se mi vorrai far conoscere il tuo parere al riguardo.

Il 28 novembre fu il podestà Enrico Prosdocimi a scrivere al prefetto di Vicenza:

Alla metà di ottobre scorso vennero internati in questo Comune per ordine della R Questura di Vicenza 17 ebrei stranieri costituenti 6 famiglie.
Tali ebrei, d’ordine mio, sono stati collocati provvisoriamente presso 4 famiglie private e 2 esercizi pubblici.
La provvisorietà, che doveva durare solamente qualche giorno, si protrae tuttora, con grave disappunto e continui reclami delle famiglie presso le quali sono collocati e disagio degli ebrei stessi.
Il Comune di Albettone è deficiente di abitazioni e non esistono alloggi da affittare.
Si possono trovare alcune stanze, attualmente adibite a locali di sgombero o ripostigli, ma richiedono lavori di adattamento, pulizia e restauro, assolutamente indispensabili ai fini igienici e di sicurezza, lavori che i singoli proprietari non sono disposti di fare a loro spese.
Occorrono inoltre i letti completi per 17 persone, 17 sedie ed almeno una cucina economica per ogni famiglia.
Una soluzione possibile è quella di requisire una delle seguenti abitazioni, compresi gli arredamenti indispensabili, corrispondendo adeguato canone di fitto: Villa Antonia di proprietà degli eredi del fu cav. Uff. Lorenzo Prosdocimi padre del sottoscritto,
Villa Negri de’ Salvi di proprietà del cav. uff. Albano Michelazzo, Ca’ Hellmann di proprietà dell’ing. Francesco Hellmann,
Casa Tessari a Lovertino, che forse sarebbe la più adatta.
Si risolverebbe con ciò il problema dell’alloggio, dell’arredamento e della sorveglianza e si darebbe la possibilità agli ebrei di vivere col sussidio facendo cucina unica.
In conseguenza del tesseramento dei tessuti e degli elevati prezzi di tali generi non è assolutamente possibile trovare persone disposte a cedere stanze complete per 50 lire mensili. La famiglia Mendler, composta di marito, moglie, figlio e sorella del capo famiglia percepisce L. 18 giornaliere di sussidio L. 50 mensili di indennità alloggio. Le quattro persone suddette sono alloggiate presso due famiglie e le 50 lire complessive sono poche per pagare l’alloggio.
Vi prego Eccellenza di darmi istruzioni in merito, e, ove non sia possibile la soluzione sopra esposta, autorizzarmi di munire gli ebrei di foglio di via obbligatorio per la R Questura di Vicenza o per quel paese che riterrete di
indicarmi.
Gradirei riscontro con cortese urgenza, essendo, a mia volta, pressato dagli interessati, ed a ragione.

L’11 dicembre arrivò la risposta del questore al podestà:

Con riferimento alla Vostra lettera sopra citata, diretta all’Eccellenza il Prefetto e trasmessa a questo Ufficio per competenza, Vi comunico che la prefata Eccellenza non ritiene di autorizzare la requisizione di una villa per sistemarvi
gli ebrei stranieri internati in cotesto Comune.
Circa poi la misura del sussidio corrisposto a detti ebrei, significo che essa è stata stabilita dal Ministero per tutti gl’internati civili: trattasi quindi di un provvedimento di carattere generale e non suscettibile
di modifiche.
Questo Ufficio, infine, non può autorizzarVi a rinviare qui, con foglio di via obbligatorio, gl’internati di cui si tratta. Si riserva però di esaminare l’opportunità e la possibilità di diminuire il loro numero, trasferendone alcuni in altri Comuni e di far seguito impartendo specifiche disposizioni al riguardo.

Lo stesso giorno il questore inviò una raccomandata al podestà per l’inoltro di 6 lettere, spedite dagli ebrei internati, affinché il Municipio si attenesse alle disposizioni impartite con la circolare del 28 novembre (n. 010514).

Chi furono gli ebrei trasferiti lo apprendiamo da una comunicazione che il questore inviò, il 19 dicembre 1941, al podestà di Albettone e per conoscenza al podestà di Enego, alla Prefettura e ai carabinieri di Bassano, Lonigo, Albettone ed Enego. Nell’oggetto troviamo i nomi di Mendler Israel, Gottselig Debora, Mendler Wilehelm, Mendler Lina e dei coniugi Zuckermann Michel e Fridfertig Rachel.

Con riferimento alla nota di questo Ufficio p.n. dell’11 corrente ed in considerazione delle difficoltà per sistemare tutti gli ebrei internati in codesto Comune, prospettate con nota di codesto Ufficio N. 3234 del 28. 11. u.s. si dispone il trasferimento dei sei ebrei indicati in oggetto, da codesto Comune a quello di Enego.

Provvederete perché detti ebrei siano fatti accompagnare ad Enego a mezzo dei RR. CC. ed a dare una conveniente sistemazione al rimanente numero di ebrei internati in codesto Comune.
Il Podestà di Enego curerà che, con verbale del quale non dovrà essere loro consegnata copia, siano risottoposti alle prescrizioni stabilite per gl’internati e disporre per l’osservanza delle disposizioni stesse, d’intesa con l’Arma dei RR.CC.
Si resta in attesa di un cenno di assicurazione.

Il 26 dicembre arrivò l’assicurazione dei carabinieri della stazione di Enego che scrissero alla Questura con una nota firmata dal maresciallo capo Egidio Pozza.

Il 22 gennaio 1942 il podestà si rivolse nuovamente al questore e per conoscenza al prefetto di Vicenza:

Con riferimento alla nota 19/12/1941 N. 0990 Gab. si comunica che gli ebrei in essa indicati sono stati trasferiti ad Enego il 12 c.m. Il trasferimento però non risolve il problema della sistemazione degli ebrei destinati a questo Comune. Mentre col trasferimento suddetto si sono accontentate tre famiglie che li alloggiavano rimane da risolvere la sistemazione delle famiglie Guen e Rubenfield composte rispettivamente di due e di quattro membri.
Tali famiglie sono attualmente alloggiate nell’unica Locanda del paese. Da quando sono arrivati la titolare ha lamentato l’impossibilità di trattenerli.
Vi è poi una considerazione di ordine economico e morale che induce a liberare la Locanda dagli ospiti indesiderati. Tali ospiti non possono rimanere relegati sempre nella loro stanza e, frequentando lo ambiente, il pubblico abituale si trova a disagio per cui diserta l’esercizio.
Non sembra perciò giusto che l’esercente debba subire un danno in conseguenza di un imposizione dell’autorità locale. D’altra parte non si trova in paese chi abbia la possibilità di alloggiarli.

Parte cancellata: “Sembra che Enego possa assorbire anche i suddetti ebrei. Se non potrà Enego, sarà Asiago, ovvero qualche altra località di soggiorno con attrezzatura alberghiera che potrà disporre di alloggi.

Vi prego vivamente Signor R. Questore di trovare la soluzione che possa liberarmi dall’incomoda situazione di non potere accontentare l’esercente locale che d’altra parte ha altri pensieri di famiglia che la rattristano avendo un fratello ed un cognato internati in Africa Orientale Italiana, le cui mogli convivono con essa, ed è perciò poco predisposta, anche eliminando le altre considerazioni, di fare buon viso agli appartenenti ad una razza che notoriamente è imputata di avere provocato l’attuale conflitto.

Al 30 gennaio 1942 risale la risposta del questore che comunicò l’impossibilità, “dato il numero molto elevato di ebrei internati nei Comuni di questa provincia” (con riferimento nell’oggetto ad Enego), di trasferire gli ebrei da Albettone.

Un altro argomento toccato dai documenti è quello dei bagagli degli internati.

Il 17 novembre 1941 la ditta Gaetano Reniero & C. di Vicenza scrisse alla Questura (Ufficio stranieri) e per conoscenza al podestà:

A conferma della ns/telefonata, allegata vi rimettiamo la lettera del Sig. Podestà di Albettone con allegati due avvisi di spedizioni per 6 colli indumenti personali da noi spediti per Vs/conto.

si tratta, come ben sapete, dei colli provenienti da Montrassano (ndr. Mongrassano). Non dubitiamo che, come promessoci, risponderete Voi stessi al Podestà di Albettone perché provveda subito allo svincolo ad evitare ulteriori spese di sosta. Vinceremo!

Un allegato riguardava la raccomandata con r . r. partita da Albettone e il 13 novembre e diretta alla ditta di spedizioni Reniero:

Si restituisce gli avvisi di spedizione di 3 colli di effetti d’uso del peso di Q.li 1,83 e 3 colli di effetti d’uso del peso di Q.li 2,26 perché vi vogliate compiacere di darmi i necessari chiarimenti in merito non avendo questo Comune commesso tali merci. Mi interessa in modo particolare sapere a chi sono destinati tali colli e chi deve pagare il prezzo di svincolo.

Sappiamo da una lettera d’avviso di arrivo merci che la tassa complessiva per i 3 colli, che pesavano 183 kg. e che riguardavano i Geltner, ammontava a £ 208. Per gli altri 3 colli, appartenenti alla famiglia Rubinfeld e del peso di 206 kg., la spesa era di £ 226.

Il 5 dicembre 1941 il questore si rivolse al podestà:

Giusta istruzioni già richieste et impartite telefono interessoVi provvedere urgenza ritiro bagagli giacenti stazione Barbarano Villaga et appartenenti ebrei stranieri costà internati punto Qualora interessati non posseggano mezzi pel ritiro somma sarà anticipata cotesto Comune et trattenuta su quote sussidio punto assicurate punto

Il 31 agosto 1942 gli 11 ebrei internati inviarono una richiesta alla Questura a proposito delle festività religiose:

Noi sottoscritti 4 Famiglie internati ad Albettone, pregiamo gentillissimo, di permettere a noi da andare a Padova, per motivo religioso, per visitare il nostro tempio nei nostri festi superiore che si svolgerano nei giorni 12. 13/IX ed anche nel giorno 21 Settembre.
Vi pregiamo cordialmente per la piu presta risposta e ringraziano in avanti.

Il 4 settembre il questore respinse la richiesta inviando una nota al podestà di Albettone.

I successivi documenti rimando al periodo tragico del dopo 8 settembre 1943. Un telegramma inviato alle 18.10 del 16 settembre dal brigadiere dei carabinieri di Albettone, Guiso, alla Prefettura recitava:

riferimento n. 09107 / Gab. punto ebrei stranieri internati questa giurisdizione sono tutti presenti punto assicurasi ottemperanza quanto disposto con telegramma cui si risponde punto

Lo stesso fece il podestà Prosdocimi, “assicurando adempimento” riguardante la sorveglianza degli ebrei stranieri e il ritiro eventuale delle carte di identità rilasciate in precedenza.

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