Giovanni Cappello e Luigia Schena

Giovanni Cappello e Luigia Schena

 

Luigia Schena da adolescente lavorava a Venezia nel negozio di articoli da regalo della famiglia De Angelis, con la quale rimase amica anche dopo il suo matrimonio con Giovanni Cappello, un dipendente della Società Elettrica. Nel 1943 la coppia aveva già sette figli e viveva in un appartamento di tre stanze alla periferia di Venezia.

Dopo la resa agli Alleati e l’occupazione dell’Italia da parte dei tedeschi, alla radio fu trasmessa la notizia che tutti gli ebrei avrebbero dovuto presentarsi in Questura solo con una piccola valigia. La figlia diciottenne della coppia, Regina, ascoltò il messaggio mentre era al lavoro e, tornata a casa, sentì i suoi genitori che discutevano di quell’annuncio, preoccupati per i loro amici, Rino e Ada De Angelis e i loro figli Ferruccio e Bruno, che avrebbero potuto essere denunciati al quartier generale tedesco. Allora Luigia e Giovanni noleggiarono una barca e si precipitarono a casa dei De Angelis, offrendo loro rifugio.

Il 1° dicembre 1943 i De Angelis accettarono l’ospitalità dei Cappello. Ada e il figlio Bruno, di 12 anni, si trasferirono in una stanza dell’appartamento Cappello, mentre il marito Rino si nascose in una pensione gestita da amici. All’inizio, il diciassettenne Ferruccio De Angelis si trasferì a casa di un amico, ma presto raggiunse sua madre e suo fratello. Alla residenza Cappello, Bruno fu presentato come un membro della famiglia, mentre Ferruccio e Ada si erano nascosti.

Tuttavia, poiché l’appartamento era situato al primo piano, con la porta d’ingresso e le finestre che davano sulla strada, c’era il costante pericolo di essere scoperti dall’esterno. Inoltre, essendo i Cappello una famiglia numerosa, ricevevano molte visite, rendendo la casa un nascondiglio poco sicuro. Pertanto, tre mesi dopo essersi trasferiti, i De Angelis lasciarono l’appartamento dei Cappello e si recarono nel paese di Soligo, in provincia di Treviso.
Questo posto era stato trovato da una delle figlie dei coniugi Cappello che aveva un’amica in quel paese. Giovanni Cappello accompagnò la famiglia al paese con i mezzi pubblici, dato che il suo lavoro per la Società Elettrica gli permetteva di percorrere la città senza destare sospetti.

L’aiuto materiale e l’incoraggiamento costante, così come le notizie che portava ai suoi amici dal mondo esterno, erano vitali per la sopravvivenza della famiglia De Angelis. Luigia definì le loro azioni con le seguenti parole: “Qualcuno doveva sentirsi obbligato dalla sua coscienza a dimostrare che non tutti erano degradati al punto da mettere in pericolo persone innocue”.

Il 24 marzo 1996, lo Yad Vashem ha riconosciuto Giovanni Cappello e Luigia Schena come Giusti tra le Nazioni.

 

Fonti:
Database dello Yad Vashem, (pratica numero M.31.2/7026)

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