L’8 settembre a Vicenza

L’8 settembre a Vicenza

 

Alla notizia della firma dell’armistizio, gli ebrei internati, in parte avvertiti dalle stesse autorità locali, scelsero la fuga sapendo che di lì a poco i tedeschi si sarebbero riversati nell’Italia del Nord.

Nei giorni seguenti ci fu un continuo scambio di telegrammi tra i Comuni della provincia di Vicenza interessati dalla politica dell’internamento coatto, i Carabinieri, la Questura e lo stesso Ministero. Ogni comune garantiva che sarebbero state effettuate le indagini appropriate e che si sarebbe fatto tutto il possibile per fermarli. Molti, essendo a conoscenza delle città verso le quali gli ebrei si dirigevano, scrissero alle Questure interessate chiedendo di coadiuvarli nella ricerca.

La fuga avvenne attraverso tre linee principali: verso la Svizzera, verso il confine con la ex Jugoslavia nel tentativo di tornare nei paesi di origine e verso sud, cercando di mettersi in salvo raggiungendo le linee degli alleati. Altri ancora decisero di entrare nelle file dei partigiani.

I telegrammi o i comunicati, molto simili tra di loro, recitano:

 

  • da Camisano, il 15 settembre:

Il Commissario Prefettizio di Camisano Vicentino ha oggi qui dichiarato che gli internati ebrei di Camisano Vicentino, si sono arbitrariamente allontanati per ignota destinazione

 

  • da Marostica, il 16 settembre:

Stranieri internati cui telegramma 69107 gabinetto risultano essersi allontanati destinazione ignota punto arma carabinieri indaga punto

 

  • da Breganze, il 16 settembre:

(…) onoromi significare di aver provveduto personalmente al ritiro delle carte di identità rilasciate a n. 7 internati civili, ebrei, qui residenti. (…). Devo però fare presente che tutti gli internati qui residenti questa notte sono partiti per ignota destinazione

 

  • da Lastebasse, il 17 settembre:

non est stato possibile accertare ove siansi diretti ebrei già internati lastebasse (…) punto vuolsi diretti roma punto qui nessun altro ebreo è rimasto punto

 

  • da Lusiana, il 17 settembre:

Da notizie confidenziali, risulta che gli ebrei internati, allontanatisi, la notte dell’11 c.m. per ignota direzione da Lusiana avrebbero fatto presente ad ebrei rimasti ancora a Lusiana di trovarsi in direzione di Treviso

 

  • da Malo, il 17 settembre:

assicurasi che quest’arma darà massimo impegno per impedire ulteriore allontanamento ebrei internati questa giurisdizione punto Quest’arma metterà altresì massimo impegno pere ricerca ebrei già allontanatisi punto

 

 

Nella maggior parte dei casi i telegrammi erano accompagnati dall’elenco dei nomi degli ebrei da rintracciare.

 

 

Alcuni Comuni sembravano più informati sui movimenti degli ebrei, ma diramarono le loro informazioni sempre verso la metà di settembre, quando gli internati erano in fuga da diversi giorni. Ciò è segno dello sbandamento seguito all’armistizio e di circolari ministeriali come quella di Senise che, pur riferendosi alla liberazione degli internati dei campi di concentramento, diede il segnale, anche se di breve durata, di un cambiamento di rotta. Nello stesso tempo va tenuto conto del sottaciuto od esplicito aiuto dato, in alcune circostanze, dalle stesse amministrazioni locali.

Le comunicazioni riguardanti gruppi di persone o singoli internati contengono più particolari e spesso anche la probabile destinazione dei fuggitivi:

 

  •  da Sandrigo, il 16 settembre:

Gli ebrei internati a Sandrigo e qui di seguito elencati, in data 10 corrente, risultano avere abbandonata la loro dimora senza farvi più ritorno e senza dare alcun preavviso al municipio locale e nemmeno a questo ufficio (dei carabinieri, ndr.). Dalle notizie avute e da ulteriori accertamenti fatti risulta che i medesimi in parte si sono diretti verso Bassano del Grappa per mezzo della tramvia in partenza da Sandrigo alle ore 13.30, e parte, a piedi, si è diretta verso la stazione ferroviaria di S. Pietro in Gù. Inoltre risulterebbe che parte di essi dovrebbero trovarsi tuttora a Padova, salvo che anche di quella città ormai non si siano allontanati.”

Seguiva un elenco di 27 persone che formavano 7 nuclei familiari.

 

  • da San Nazario, il 16 settembre:

(…) si comunica che gli ebrei stranieri internati in questa giurisdizione (in numero di 16) il giorno 9 corrente dopo di essere stati muniti di foglio di riconoscimento rilasciato dal Podestà (Umberto Bonato, ndr.) del comune di San Nazario (…) si sono allontanati dirigendosi per ignote destinazioni. Lo stesso giorno 9 lo scrivente (il Maresciallo Ponziano De Riu, ndr.) avuta notizia dell’allontanamento li ricercava e rintracciatili non poteva ricondurli in sede avendo essi esibito il foglio di riconoscimento predetto adducendo di essere stati consigliati dal Podestà di allontanarsi quanto prima.

 

Alcuni internati fuggirono anche mesi prima dell’armistizio. A Roana, ad esempio, tre ebrei tentarono invano di fuggire già a luglio, mentre a Montecchio la fuga dei Buchwald avvenne il 1° agosto:

Gli ebrei si sono allontanati da Montecchio Maggiore dal I andante. Essi nel pomeriggio erano ancora presso la signora Vittorio Fontana presso la quale erano alloggiate e nel tardo pomeriggio si sono allontanate dal loro alloggio, senza dir nulla né alla predetta signora né ai colleghi ebrei. Dalle informazioni assunte, pare che il Buchwald aveva l’intenzione di emigrare all’estero, e lo dimostra la continua corrispondenza che egli aveva coll’ufficio della CIT di Trieste per ottenere il passaporto. Si prega diramare le ricerche.

 

Altri fuggirono, invece, diverso tempo dopo l’armistizio:

  • da Arsiero, il 4 novembre:

Credo opportuno di comunicare che l’internato civile ebreo Weiss Oscar, a cui venne rilasciato il permesso di recarsi a Vicenza per una visita medica di controllo il giorno 20 ottobre us., (…), non è ancora rientrato in questo Comune. (…).

 

  • da Brendola, il 4 dicembre:

(…) si comunica che i sottonotati ebrei, qui internati, ieri 3 andante si sono allontanati dalla propria abitazione senza farvi più ritorno (…). Si ritiene possano trovarsi a Vicenza dove affermarono di recarsi per vendere indumenti personali

 

 

Alcuni ebrei, impossibilitati a fuggire in quanto ricoverati negli ospedali dei diversi comuni, attesero il momento propizio per far perdere le proprie tracce.

 

 

Il susseguirsi frenetico degli eventi e la necessità di nascondersi in fretta, costrinse moltissimi internati a lasciare nei comuni tutti i loro averi, valigie, bauli, indumenti, a volte oggetti di valore.

In alcuni casi, dopo la guerra, gli ex internati sporsero denuncia per la scomparsa dei loro averi, spesso trafugati dalle autorità o distribuiti alla popolazione, in altre situazioni gli oggetti furono custoditi dalle famiglie presso le quali gli ebrei avevano risieduto per poi essere restituiti.

La signora Maria Bonato di Lusiana, “è sempre stata favorevole ed amica degli ebrei”, dichiararono i carabinieri, tanto da nascondere dei tappeti e da non voler dare indicazioni circa il recapito di Abramo Nahmias e di altri ebrei che probabilmente si erano trasferiti a Roma.

 

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