Gli ebrei della Comunità ebraica di Padova

Gli ebrei della Comunità ebraica di Padova

 

1. Dai censimenti generali al censimento degli ebrei del 1938

Prima che il regime fascista appuntasse la sua attenzione specifica sugli ebrei, questi ultimi erano stati conteggiati nei censimenti generali del 1911 e del 1931.

Nel 1911 a Padova erano stati registrati 663 “israeliti”, mentre in provincia se ne contavano altri 32, per un totale di 695 ebrei, più della metà di quelli di Venezia (1271), ma una cifra superiore a quella delle altre province venete: 15 a Belluno, 133 a Rovigo, 119 a Treviso, 537 a Verona, 85 a Vicenza. Per avere una proporzione della presenza ebraica, bisogna considerare che a Padova gli ebrei costituivano lo 0,7%, mentre in tutta la provincia lo 0,13%.

A livello regionale la maggior parte degli israeliti rientravano in tre delle 12 categorie professionali prese in considerazione dal censimento: la 11 (proprietari, benestanti, casalinghe, pensionati, studenti, disoccupati, ricoverati, detenuti, mendicanti), la 9 (vendita di merci, esercizi pubblici, spettacoli, credito, cambio, assicurazione) e la 10 (personale statale e non, esercito, clero, culti, insegnanti, medici, notai, avvocati, farmacisti, ingegneri, fotografi, musicisti, artisti, pittori).

I rabbini segnalati a Padova erano quattro, dieci in tutto il Veneto. A livello nazionale gli ebrei stranieri erano 1499.

Nel 1931 a Padova gli israeliti ammontavano a 597 unità di cui 130 stranieri, mentre in provincia ne risiedevano 21 di cui 6 stranieri. Nel complesso, nel padovano, si trovava il 17,5% degli israeliti italiani del Veneto, ma ben il 38,3% degli ebrei stranieri (gli ebrei in tutto il Veneto erano 3101 di cui 355 stranieri; in tutta Italia gli ebrei stranieri erano 8713 sui 47.825 ebrei censiti).

Per quanto concerne le categorie professionali, i tre gruppi più consistenti nel padovano afferivano a quelle delle professioni, degli impiegati e dei commercianti.

In sintesi, prendendo in esame i censimenti dal 1901, si nota un calo costante fino al 1931. Nel primo censimento del secolo, infatti, in tutto il Veneto si contavano 4242 israeliti, in diminuzione rispetto ai dati di fine Ottocento, e a Padova 811 unità (in confronto ai 2474 di Venezia, ai 493 di Verona e ai 157 di Rovigo), rispetto ad un dato nazionale che si manteneva abbastanza stabile tra i 35 i 36.000 ebrei. Dieci anni dopo in tutta la provincia di Padova si scendeva già a 695 unità e poi a 618 nel 1931, al cospetto di un aumento della popolazione ebraica a livello nazionale.

L’aumento di presenze risultante dal censimento degli ebrei dell’agosto 1938 non può che evidenziare, quindi, il mutato scenario internazionale rilevabile anche dalla maggiore presenza degli ebrei stranieri. La tabella I mostra quanti furono gli ebrei schedati nei 17 comuni della provincia (su un totale di 105) che avevano inviato i dati.

 

Tabella I – Dati del censimento del 1938 a Padova

Comuni
N. schede
Ebrei
Razza ebraica
Totale
Abano Terme
4
3
3
Albignasego
1
1
2
3
Camposampiero
1
1
1
Cervarese S. Croce
1
1
1
Cittadella
1
1
2
3
Conselve
1
1
1
2
Este
4
7
7
14
Loreggia
2
1
3
4
Massanzago
1
4
4
Monselice
2
4
1
5
Montagnana
1
3
3
Piove di Sacco
2
4
4
Rovolon
1
1
1
Teolo
1
3
3
Torreglia
1
1
2
3
Sant’Elena
1
1
1
Totale Provincia
25
31
24
55
Totale Padova città
230
587
119
706
TOTALI
255
618
143
761
Si nota la distinzione tra “ebrei” e “razza ebraica”. Da una parte si fa riferimento all’identificazione della religione alla nascita del censito, dall’altra si introduce il concetto di “razza ebraica” (prima dell’introduzione delle leggi razziali) e il censito può rientrarvi in quanto figlio di uno o entrambi genitori ebrei, anche se non di religione ebraica perché aveva abiurato, si era convertito o non era credente. Nei documenti non è indicato chi dei rientrava nella prima categoria e chi nella seconda.
Per Abano e Montagnana si può vedere la tabella 4 relativa agli ebrei stranieri risalente al settembre 1938.

Si ricorda che molte furono le correzioni inviate nei mesi successivi e quindi i dati della tabella non vanno considerati come definitivi. Non a caso il sottosegretario al Ministero degli Interni, Buffarini Guidi, il 23 settembre 1938 dovette inviare un telegramma ai prefetti del Regno:

Poiché giornalmente pervengono questo Ministero schede censimento ebrei sfuggiti rilevazione ventidue agosto aut schede rettificate dispongo che rilevazione suddetta venga continuata sino completo censimento quegli israeliti che per qualsiasi motivo non siano stati finora censiti punto […] Ministero riservasi chiedere at suo tempo chiarimenti aut documenti per chiarire et definire in casi dubbi posizione censiti alt

Per la città di Padova furono restituite:

A) n. 230 schede compilate dagli interessati e controllate dal Podestà sulla scorta delle risultanze anagrafiche;

B) n. 52 schede compilate d’ufficio perché le famiglie erano interamente ma temporaneamente assenti e delle quali è stata data telegrafica comunicazione al Comune di temporanea dimora;

C) n. 10 schede provvisorie compilate d’ufficio coi soli dati anagrafici perché le famiglie erano interamente assenti ed attualmente irreperibili;

D) n. 3 schede compilate a richiesta di altri Comuni;

E) n. 1 scheda non potutasi compilare essendo l’interessata ricoverata all’Ospedale psichiatrico (reparto agitati) di Padova.

In una nota del 26 agosto 1938 emerge che il sig. Dionisio Tommasi della Prefettura di Padova consegnò gli atti relativi a complessive 321 schede. A questo numero si arriva se si considerano le 25 della provincia, le 230 della città di Padova e le ulteriori 66 del capoluogo relative ai punti B, C, D ed E.

Tra i documenti dell’Archivio Statale di Padova sono presenti solo 7 delle risposte pervenute dai 17 Comuni, ma non tutti riportano il nome degli ebrei censiti:

  • A Cervarese abitava Sacerdoti Attilio fu Aronne.
  • Ad Este i capofamiglia erano Ascoli Zevi Emma fu Giuseppe, Rossi Margherita fu Federico, Salom Alberto fu Marco Aurelio e Scarso Caterino fu Sante.
  • Ad Abano c’era la famiglia di Szöllősi Oscar (3 persone); Luzzatto Guido (2 persone), dimorante lì temporaneamente ma afferente a Padova; Bassani Ines, sola, coniugata con Tonon, cattolico, dipendente da Piove di Sacco; Nahum Sanino, solo, che chiese di compilare la scheda da inviare al Comune di Roma. Ad Abano c’era anche Salomon Nehama che però dipendeva dal Comune di Trieste e si trovava lì solo temporaneamente.
  • A Loreggia le schede si riferivano ad Angeli Attilio e a Fano Alina (vedova Wollemborg).
  • Piove di Sacco inviò due schede che si riferivano alla famiglia del dr. Calabresi e una alla signora Bassani fatta censire ad Abano “perché questo Ufficio non poté avere dai congiunti i dati riferentesi alla religione” (Commissario Prefettizio di Piove al Prefetto di Padova, 24 agosto 1938).
  • A Rovolon c’era “una sola famiglia composta di due persone marito e moglie. La moglie discende da genitori ebrei, ha contratto matrimonio con cattolico, abiurando poi in parrocchia di Rovolon dove ha stabile dimora”. – Podestà di Rovolon a Prefettura 24 luglio (mese errato) 1938.
  • Il Comune di Cartura avvisò che non aveva completato le schede perché c’era sì un ebreo in città, ma solo temporaneamente dato che era residente a Padova.

Il Tenente Colonnello Comandante Int. del Reggimento ‘Aldo Festari’ il 25 agosto 1938 scrisse al Prefetto, al Podestà di Padova e per conoscenza al Comando delle Divisione del Piave di Padova, per comunicare che non c’erano militari ebrei in quel reggimento.

 

ESTE

Come si evince dalla tabella, Este presentava il numero più alto di ebrei dopo Padova.
Il podestà estense inviò al prefetto di Padova, il 23 agosto 1938, i fogli di censimento intestati a 4 capifamiglia citati. 
Per arrivare al totale di 14 bisogna conteggiare i famigliari di ciascun capofamiglia:
  • Ad Ascoli Zevi Emma (vedova, il marito Arturo era morto nel 1938) erano legati i figli Anna Zevi, Carlo Zevi, Umberto Primo Zevi (sposato con Paolina Adalgisa Baratella), Luciana Zevi (figlia di Umberto e Paolina), Ginevra Zevi (sorella di Artuto, morta nel 1941 a Este). In totale si tratta di 6 ebrei.
  • Rossi Margherita aveva a carico la madre, Erminia Ascoli (vedova). Contiamo 2 persone.
  • Con Alberto Moisè Salom (si spostò poi a Padova) erano presenti Alba Rosa Eva Salom (spostasi poi a Venezia), Augusta Salom (trasferitasi a Milano), Arturo Salom (anche lui poi a Milano) e Attilio Salom (anche in questo caso trasferitosi a Milano). Non inseriamo Anna Aurelia Salom, morta nel 1926. In totale abbiamo 5 ebrei.
  • Caterino Scarso era sposato con Pia Zevi. I figli erano Alberto, Emiliana, Silvano, Iolanda, Maria, Francesco, Antonio tutti nati ad Este. Carmen Zevi, sorella di Pia, viveva a Monselice. In questo caso, tenendo conto delle leggi in vigore all’epoca, contiamo solo Pia Zevi, perché Caterino non era ebreo e per questo motivo non furono considerati ebrei nemmeno i 7 figli.

 

2. Sulla situazione degli ebrei stranieri e italiani dal 1936 al 1940, si veda la pagina dedicata.

3. Sulla situazione degli ebrei stranieri internati in provincia di Padova tra il 1941 e il 1943, si veda la relativa sezione.

 

4. Ebrei italiani arrestati dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940, perché ritenuti pericolosi

Documenti presenti in AcS, Mi, Dgps, Dagr. Archivio generale, Categorie permanenti, A5G Seconda guerra mondiale (con A5G.32 internamento), b. 68, f. 32 Internati civili pericolosi, sf. 2 Affari per provincia, ins. 2 Ebrei italiani da internare. Affari per provincia.

L’8 giugno 1940 il prefetto padovano rispose a un telegramma del Ministero dell’Interno del giorno prima inviando il numero degli ebrei italiani da internare in caso di guerra perché ritenuti pericolosi. Si trattava di 9 persone. Da notare che il 2 giugno il prefetto Cimoroni aveva affermato che non c’erano ebrei italiani che per la loro reale pericolosità andavano allontanati dalle loro residenze.

Passò un giorno e la Prefettura di Padova trasmise l’elenco dettagliato di quei 9 ebrei. I dati e le osservazioni tra virgolette sono tratte dal documento. I giudizi vanno lenti attraverso la lente del controllo del regime e della visione politica e morale del fascismo.

  1. RIETTI Eugenio, figlio di Vittorio, nato a Padova il 18.11.1899, impiegato privato, abitante in via Cesare Battisti 49. «È elemento che, per la dubbia moralità, è ritenuto capace di operare contro la Patria».
  2. UDINE Guerrino, figlio di fu Giacomo, nato a Padova il 09.04.1879, venditore ambulante, abitante in via San Martino e Solferino 30. «È noto come vociferatore disfattista, specie quando è ubbriaco. È alcoolizzato».
  3. ZAMMATTI Giulio, figlio di fu Alessandro, nato a Padova il 15.07.1876, benestante, abitante in via Patriarcato 11. «È antifascista e vociferatore disfattista».
  4. JAFFE Armando, figlio di fu Marco, nato a Budapest il 20/11/1905, italiano per acquistata cittadinanza, produttore di assicurazioni, abitante via A. Tessaro 6. «È stato in passato sospettato di attività spionistica, che ha mascherato dedicandosi alla organizzazione di viaggi all’estero per giustificare le frequenti gite specie in Austria ed in Germania».
  5. JAFFE Guido (fratello di Armando), nato a Padova il 10.02.1910, produttore di assicurazioni. Si segnalava che per Guido era stato approntato un fascicolo nella III 5 Sezione A4 bis. «Antifascista. Arrestato per diffusione manifestini antifascisti. Sospetto di aiutare il fratello nell’attività spionistica».
  6. COEN Oscar Elia, figlio di fu Guglielmo, nato ad Alessandria d’Egitto il 28.07.1887, celibe, contabile, cittadino italiano abitante in via dell’Arco 15. «Rimpatriato dall’Egitto, dove, dicesi, aveva una sistemazione e perciò non è chiaro il movente della venuta in Italia. Conduce vita misteriosa. Fa lo straccione, ma spesso è notato a girare in città vestito bene».
  7. UDINE Gastone, figlio di fu Augusto nato a Padova il 23.02.1878, lustrascarpe, abitante in via Zabarella 25. «È un vociferatore disfattista».
  8. LEVI Paolo, figlio di fu Cesare, nato a Padova il 09.01.1904, celibe, impiegato privato, abitante in via Fabbri 3. «Elemento amorale, noto come pederasta e dedito alla vociferazione disfattista».
  9. MAYER Giacomo, figlio di Elio, nato a Trieste il 29.06.1906, impiegato di commercio, abitante al Bassanello in via Ernesto Rossi 1. «Già iscritto al P.N.F ma ne fu espulso nel 1934 quale vociferatore disfattista».

Cimoroni tornò sull’argomento il 16 giugno, mentre erano già in corso gli arresti degli ebrei italiani e stranieri da inviare ai campi di concentramento. Informando il Ministero di aver trasmesso i rapporti sui singoli ebrei (non presenti tra la documentazione d’archivio), volle aggiungere che aveva omesso di soffermarsi su Eugenio Rietti, «perchè da ulteriori accertamenti è emerso solo il fatto che egli mantine dubbia condotta morale nei riguardi della famiglia per avere un’amante, addebito che non può essere rilevato per determinare una proposta d’internamento», e su Gastone [sic] Udine che, «da qualche giorno, è stato internato in un istituto di mendicità di questo capoluogo».

Consultando il lavoro di Simontta Carolini sui pericolosi nelle contingenze belliche iemergono anche i nomi di Tullio Angeli, denunciato dalla Questura di Milano, di Alberto Colombo, denunciato dalla Questura di Modena, e di Giulio Zammatto di cui si occupò la Questura di Padova. Per i dettagli si veda la pagina dedicata.

 

5. Informazioni sugli ebrei padovani

Sezione in construzione

 

6. Per gli ebrei detenuti nel campo di concentramento provinciale di Vo’ e deportati successivamente ad Auschwitz, si veda la pagina dedicata.

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