Antonio Slongo

Antonio Slongo

Lamon, 15 giugno 1917 – sopravvissuto a Dachau

Figlio di Ferdinando e di Maria Fiammazzo, Antonio nacque a Lamon il 15 giugno 1917. Al momento dell’iscrizione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia (matricola 38/28), nell’Anno Accademico 1938-1939, la famiglia risultava residente a Feltre, in viale Mazzini 7. Antonio aveva conseguito il diploma presso il Liceo Ginnasio Giosuè Carducci di Bolzano.

Dal modulo di iscrizione al I anno, datato 5 novembre 1938, risulta che in quel momento il padre, 48 anni, laureato in Giurisprudenza, era un avvocato e proprietario terriero, come il nonno di Antonio. La madre aveva 46 anni, risultava senza titoli di studio (due anni dopo, invece, fu indicata la licenza elementare) ed era casalinga. Antonio dichiarò anche di avere 10 fratelli di cui 5 maschi e 5 femmine. Due di loro avevano la licenza media inferiore, mentre altri 5 stavano frequentando le scuole medie. Alla domanda di iscrizione Slongo allegò il certificato di nascita (rilasciato dal Comune di Lamon il 27 ottobre 1938), ma anche una domanda di esonero dalle tasse scolastiche per la quale inviò all’Università un certificato sulla situazione familiare, rilasciato dal podestà di Feltre il 12 ottobre 1938. Antonio lo allegò anche negli anni successivi e infatti tra i documenti ne risulta anche uno rilasciato il 25 settembre 1940 che riportava i seguenti dati:

  • Slongo Ferdinando, di fu Antonio, nato a Feltre il 19.05.1890
  • Fiammazzo Maria, di fu Antonio, nata a Roma il 18.07.1892
  • Slongo Antonio, figlio, nato a Lamon il 30.08.1915, morto lo stesso giorno.
  • Slongo Antonio, figlio
  • Slongo Ferdinando, figlio, nato a Feltre il 29.08.1919
  • Slongo Maria, figlia, nata a Feltre il 06.12.1920
  • Slongo Virginia, figlia, nata a Feltre il 20.11.1922
  • Slongo Agnese, figlia, nata a Feltre il 19.03.1924
  • Slongo Giuseppe, figlio, nato a Feltre il 19.03.1924
  • Slongo Angelo, figlio, nato a Feltre il 29.05.1925
  • Slongo Rosa Caterina, figlia, nata a Feltre il 25.11.1926
  • Slongo Giuliano, figlio, nato a Feltre il 16.02.1928
  • Slongo Pia Maria, figlia, nata a Feltre, il 04.07.1929, morta il 19.11.1929
  • Slongo Pia Maria, figlia, nata a Feltre il 21.09.1930
  • Slongo Luigi, figlio, nato a Feltre il 16.06.1932.

Dal modulo di iscrizione all’A. A. 1939-1940 spicca l’iscrizione al GUF di Belluno, ma soprattutto la richiesta di essere trasferito a Giurisprudenza, “non potendo continuare nella suddetta Facoltà per ragioni che dipendono dalla situazione finanziaria della famiglia numerosa”. Il passaggio fu accettato e Slongo ottenne la matricola 17/31.

Con decisione del 3 maggio 1940 (a seguito dell’approvazione della legge n. 224 del 20.04.1940), Antonio ottenne il rimborso di £ 150 per l’A. A. 1938-1939. Quello stesso giorno chiese l’esonero totale dalle tasse, proprio in considerazione della nuova legge. Rinnovò la richiesta il 9 ottobre 1940.

Il 10 dicembre 1940 presentò la domanda di iscrizione al terzo anno per l’A. A. 1940-1941, mentre il 30 gennaio 1941 chiese un certificato di iscrizione per ottenere il rinvio del servizio militare.

Il 2 giugno 1941, all’età di 51 anni, morì Ferdinando, il padre di Antonio che continuò gli studi affrontando il cronico problema delle spese. Purtroppo, una successiva richiesta di esonero dalle tasse per l’A. A. 1942-1943 fu respinta (il 5 aprile 1944) perché Antonio non aveva sostenuto esami.

Nel frattempo, da una domanda del 6 aprile 1943 con cui chiese di tornare a frequentare Medicina e Chirurgia, veniamo a sapere che era stato chiamato alle armi. L’Università gli concesse il nuovo passaggio ammettendolo al II anno.

Nessun altro documento fa riferimento al periodo della guerra. La corrispondenza tra Slongo e l’Università riprese nel 1946. In seguito, da fuori corso, fece domanda per essere ammesso alla sessione straordinaria di esami del febbraio 1947 per gli esami di Chimica, Istologia, Anatomia normale umana e Clinica Dermosifilopatica, e alla sessione dell’aprile 1947 per Chimica, Biologia e Zoologia generale, Anatomia umana normale, Fisiologia umana, Patologia generale e Farmacologia.

Il 21 agosto 1948 chiese l’iscrizione come fuori corso per l’A. A. 1948-1949.

Particolare una richiesta del prof. Giorgio Pototschnig del 23 gennaio 1947 con cui chiese al direttore amministrativo dell’Università di Padova se Slongo risultasse laureato nel 1942. Cinque giorni dopo il rettore Egidio Meneghetti scrisse al presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Vicenza comunicandogli che Slongo non aveva conseguito la laurea, ma era semplicemente iscritto come fuori corso, avendo superato un solo esame.  Il 6 febbraio fu di nuovo la volta di Pototschnig, presidente dell’Ordine dei Medici di Vicenza, che si rivolse al rettore spiegando che Slongo si era fatto presentare nella primavera precedente, da un cognato avvocato di Bassano, quale ex internato politico in Germania e già medico dell’Ospedale della Croce Rossa di Merano, affermando di no aver trovato altra sistemazione nella provincia di origine. Slongo avrebbe quindi ottenuto l’assegnazione della condotta di Caltrano “che egli tenne senza dare adito ad alcuna lamentela”, anche se la Cassa Mutua aveva segnalato in diversi casi un numero di visite superiori a quelle praticate. Pototschnig, avendo intuito che Slongo non era laureato, si era quindi rivolto all’Università, ma ne frattempo Antonio si era presentato davanti al professore confessando di non essere laureato e il giorno dopo aveva abbandonato Caltrano “per ignoti lidi”. Il medico vicentino aveva inoltre avvisato gli Ordini dei Medici del Veneto. Fu così che il 12 febbraio il rettore deferì Slongo, per i provvedimenti del caso, al preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, segnalandolo come “elemento del tutto negativo e inconcludente”. Il 17 marzo 1947 Slongo fu sospeso “dagli esami di profitto in attesa di conoscere le decisioni che l’Autorità giudiziaria adotterà nei suoi riguardi per l’abuso commesso”. Sollecitato sul caso, il 14 luglio, il dottor Pototschnig chiarì che, visto che Slongo aveva abbandonato l’incarico ed era “scomparso per ignota destinazione”, non aveva intentato un procedimento giudiziario nei suoi confronti. Il professore aveva tenuto conto del fatto che Slongo era un ex internato politico, nonché della presenza della giovane moglie, che al momento di sposare Antonio pensava che fosse già laureato, e della loro bambina. L’8 agosto il rettore scrisse al procuratore della Repubblica segnalando il caso ed evidenziando che, nonostante il reato fosse chiaro, Slongo non aveva a suo carico nessuna denuncia. “Anzi gli enti che avrebbero dovuto agire come parte lesa, lungi dal denunciarlo, si sono adoprati a scagionarlo e giustificarlo con considerazioni varie e pseudo umanitarie, per cui l’episodio tende a dissolversi al di fuori di ogni obiettivo accertamento dei fatti e di ogni autorità costituita e competente, in un non luogo a procedere dandosi con ciò un illecito e deplorevole incoraggiamento a tale forma di delinquenza”.

Nella seduta del 14 ottobre 1948, il preside della Facoltà di Medicina di Padova, prof. Flarer, nella seduta del Consiglio dedicata a Slongo, prese atto dell’esito della procedura giudiziaria (il processo era stato celebrato il 26 gennaio, mentre l’appello si tenne il 20 maggio) per il reato commesso da Slongo che era stato condannato in appello dal Tribunale di Venezia a 2 mesi e 20 giorni con l’ordine di non farne menzione sul certificato del casellario (in primo grado fu condannato dal Tribunale di Vicenza a 14 mesi e £ 6000 di multa, ndr). Il Senato accademico decise così di escluderlo da ogni Università per 2 anni. Tutto ciò a poca distanza temporale dalla richiesta di Slongo, datata 18 settembre 1948, di sostenere alcuni esami nella sessione autunnale di Padova e in quella di Modena presso cui, come si vedrà, aveva chiesto il trasferimento.

Il 18 novembre il Senato accademico, nell’esprimere “la sua più viva deplorazione per tale gravissimo abuso”, tenne conto che nel frattempo era intervenuto il provvedimento ministeriale di condono delle punizioni (circolare n. 2697 del 30 marzo 1948) e deliberò di non procedere, “computandole il periodo di sospensione come pena disciplinare scontata”.

Per contro appaiono molto interessanti altri documenti tra cui il certificato del Centro Ospedaliero di Merano della Croce Rossa Italiana che, il 18 ottobre 1946, attestò che Slongo aveva “prestato servizio quale Medico di Reparto presso l’Ospedale CRI. “64” di questo Centro Ospedaliero dal 1.12.45 al 15.7.46″. Il direttore del COCRI, colonnello medico prof. Luigi Coppioli, aggiunse anche che SLongo “dotato di ottima cultura medica ha svolto nell’esercizio delle sue mansioni opera intelligente ed appassionata guadagnando la stima e fiducia dei reduci degenti, dei colleghi e della Direzione. Pertanto ho visto con rammarico l’allontanamento dal Centro del Medico Dott. SLONGO”.

Inoltre, il 31 gennaio 1947 Slongo aveva ottenuto dal sindaco di Caltrano un certificato con cui si attestava che il Comune “non ha ravvisato né ravvisa gli estremi o l’opportunità per dar corso ad una azione penale a carico del medesimo, precisando che non intende procedervi nemmeno per l’avvenire”. Non solo, il sindaco comunicò che il servizio reso dallo studente aveva “riscosso la massima stima, avendo lo Slongo assolto ottimamente il compito affidatogli quale medico condotto dal 1/8/1946 al 31/1/19147”.

Nello stesso periodo, per l’esattezza il 15 febbraio 1947, l’ANPI provinciale di Belluno comunicò che Antonio Slongo era stato riconosciuto dalla Commissione Regionale Triveneta per il riconoscimento della qualifica di Partigiano come partigiano combattente della Brigata Feltre con anzianità dal 12.06.1944 al 05.05.1945. Per la precisione, Slongo fece parte del battaglione Zancanaro – zona Belluno.

Antonio Slongo, inoltre, poteva dimostrare le sue affermazioni sulla deportazione perché il 18 marzo 1946 il direttore dell’UNRRA di Dachau, Françoise Ladrence, aveva inviato al “dottor” Slongo un certificato, allegato e datato 11 marzo, di imprigionamento nel campo di Dachau. Scopriamo così che Slongo era stato a Dachau (matricola 113514) dal 9 ottobre 1944 fino alla liberazione del campo.

Il 25 novembre 1956, Slongo scrisse da Loex (Svizzera) alla segreteria dell’Università per chiedere l’invio della dichiarazione sul servizio sanitario prestato agli ammalati italiani nel campo di Dachau e del certificato di internamento del Comitato Internazionale Prigionieri rilasciatogli dalla US Army. Aggiunse che si trovava da 2 anni e mezzo in Svizzera, “Costretto ad emigrare, per mancanza di mezzi non soltanto per continuare i miei studi, ma pure per vivere. A Modena sostenni alcuni esami, e mi dispiace di essere stato costretto ad interrompere i miei studi di Medicina, tanto più che costì avevo il piacere di essere in continuo contatto col nostro Di Stefano (…) I segretario di quell’Ateneo, e come pure il Prof. Callisto Ghigi che mi voleva bene ed era disposto, soprattutto nelle sue funzioni di Rettore Magnifico ad aiutarmi a facilitare la mia riuscita negli studi. Ed ora, dopo tanto lottare, sono riuscito ad ottenere un posto di Infermiere in una Clinica dello Stato di Ginevra, dove sto bene”.

In effetti in allegato si trovano la dichiarazione dell’ANPI, datata 29 ottobre 1945 e inviata all’epoca all’Ente Comunale di Assistenza, in cui si affermava che il 19 giugno 1944 Slongo era stato tratto in arresto dalle SS e internato in Germania, e quella di Giovanni Melodia, presidente del Comitato Nazionale Italiano, che il 5 luglio 1945 aveva attestato che Slongo

è stato, per tutto il periodo intercorrente fra la liberazione di questo Campo da parte delle truppe americane e il rimpatrio dell’ultimo scaglione di Italiani, medico della Colonia Italiana di Dachau 3/K. Egli ha offerto spontaneamente la sua opera a questo Comitato; ha organizzato, unitamente ad un collega ed a due infermieri, il nostro servizio sanitario particolare, installando un ambulatorio, un convalescenziario ed una infermeria, e sempre chiedendo di non essere rimpatriato (nonostante i pericoli di infezioni e le privazioni) fino a che l’ultimo ammalato italiano non avesse lasciato questo Campo. Gli ammalati degenti nelle infermerie americana e nel nostro reparto, hanno tratto dalla di lui opera di soccorso medico e morale, un grande beneficio. Per la sua instancabile, intelligente attività, il Dott. Slongo è meritevole della stima e della riconoscenza di tutti gli appartenenti alla Colonia Italiana. Nel momento di lasciare il Campo di Dachau, il Comitato Italiano lo ringrazia.

Un altro documento, la scheda di rimpatrio, ci permette di sapere che tornò in Italia il 13 luglio 1945.

 

Slongo aveva quindi chiesto (per la precisione il 27 agosto 1948) il trasferimento presso l’Università di Modena.

Tempo dopo ritroviamo Slongo a Ginevra. Il 2 ottobre 1958 il rettore dell’Università di Padova informò il prof. Eric Martin, decano della Facoltà di Medicina presso il Policlinico Universitario di Medicina di Ginevra, che Slongo si era trasferito il 22 gennaio 1949 all’Università di Modena e che aveva cominciato a prestare la sua opera come infermiere presso la Clinique des Invalides di Loex, Onex. In questi termini il rettore il rispondeva ad una lettera del 20 settembre con cui il prof. Martin dichiarava che Slongo aveva preso in prestito un libro di Aurobindo, Lumières sur le yoga e chiedeva quindi di rintracciarlo, lamentandosi della sfrontatezza di certi studenti nei confronti della biblioteca che obbligava a prendere misure di polizia che erano indegne della tradizione liberale dell’università di Ginevra. Chiedeva infine al rettore non solo di farsi restituire il volume, ma di far conoscere a Slongo la cattiva impressione che il suo passaggio aveva lasciato a Ginevra.

 

Fonte

Archivio Generale dell’Università degli Studi di Padova, Segreterie studenti, Fascicoli di studente, Medicina e Chirurgia, 38/28 Slongo Antonio.

I documenti presenti in questa pagina sono stati pubblicati su concessione dell’Università degli Studi di Padova – Ufficio Gestione documentale (11 maggio 2022).

 

Altre fonti

Si veda il cenno ad Antonio Slongo in http://www.deportati.it/static/pdf/libri/pascoli_deportati.pdf.

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