Ebrei stranieri internati a Noventa Vicentina

Ebrei stranieri internati a Noventa Vicentina

 

  • BRAUN (Braum) Ljudevit (Lodovico), di Emanuele (nella foto) e di Giulia (Iuliana) Deutsch (Deucht), nato a Đurđevac il 26.04.1879. Celibe. Industriale. Di nazionalità jugoslava, residente a Koprivnica (Croazia). Emanuel Braun (1845 – 1937) si trasferì a Đurđevec da Vesprém in Ungheria. Si sposò con Julija Deutsch (1859 – 1922) originaria di Ferdinandovac. Dalla loro unione nacquero tre figli: Šandor (1877 – 1942), Ludwig o Ljudevit (1879 – 1943) ed Ernestina (nata nel 1880). Dapprima si occupò dell’accumulo di materie prime di scarto, soprattutto di stracci. Già nel 1887 venne menzionato come commerciante di legname e allo stesso tempo membro della Società forestale croato-slava di Zagabria. Con il capitale acquisito (35.000 fiorini), acquistò nel 1900 il mulino a vapore di Nöthig nel centro di Đurđevac, sebbene possedesse già alcune azioni di quel mulino a vapore. Presto avviò l’industria molitoria in tutta la Podravina, da Cittanova (1910) e Kloštra (1912) fino a Koprivnica (1914). Già nel 1891 era concessionario di una miniera di carbone vicino a Starigrad, non lontano da Koprivnica, e nel 1893 estraeva carbone nella miniera di Kozareva. Nel 1917 fondò un frantoio a Koprivnica. Braun fu il fondatore e membro del consiglio di amministrazione della Prva Podravska štedionica dd (1899), del consiglio di sorveglianza della cooperativa di mutuo soccorso (1899 – 1900) a Đurđevac e  rappresentante della contea. Emanuel Braun era l’uomo più rispettato e ricco di Đurđevac, proprietario dell’industria molitoria della Podravina. Morì a Đurđevac il 27 maggio 1937 all’età di 92 anni. Fu sepolto insieme alla moglie nella tomba di famiglia nel vecchio cimitero della città di Bjelovar. Dal sito https://podravske-sirine.com.hr/arhiva/2728 veniamo a sapere che “la famiglia Braun di Đurđevac era proprietaria non solo del famoso mulino a vapore di Đurđevac, ma anche della fabbrica di olio di Koprivnica, famosa in tutto il mondo, fondata nel 1917. Nel consiglio d’amministrazione facevano parte Emanuel Braun e suo figlio Ljudevit. Alla fine del 1920 il frantoio fu distrutto da un incendio, quindi il capitale ricavato dalle azioni vendute dei mulini a vapore di Koprivnica e Kloštar fu investito nella costruzione di un nuovo capannone industriale della Industrije ulja d.d. Furono acquistate anche nuove macchine per la raffinazione, così anche il più antico frantoio della Jugoslavia, quello di Vrbas, inviava l’olio per la raffinazione a Koprivnica; l’olio d’oliva veniva consegnato anche dalla Dalmazia. A quel tempo, Uljara era la più grande fabbrica del suo genere nell’ex Jugoslavia. Dopo l’ampliamento della capacità produttiva nel 1928, era in grado di lavorare due carri al giorno e l’olio veniva confezionato in secchi da 50, 100 e 200 litri. Allo stesso tempo, produceva anche olio di cocco, olio di ricino, mastice per vetro, olio di lino e vernice. Era nota per il suo olio di zucca con il marchio ‘Crnac’, che vinse una medaglia d’oro alle mostre internazionali di Londra nel 1934, 1935 e 1936, e un trofeo d’argento nel 1937. La direzione del frantoio era legato alla corte reale di Belgrado, per cui divenne presto fornitore della corte reale. Ljudevit Braun fu insignito alla fine del 1931 dell’Ordine di S. Sava, quarto grado, e come produttore di olio con una medaglia d’oro dell’Autogoverno Regionale della Regione di Belgrado e un diploma del Ministero dell’Agricoltura della Jugoslavia per gli anni 1929 e 1938. Il premio gli fu consegnato durante la cerimonia tenutasi a Koprivnica il 20 settembre 1932, alla presenza del deputato dott. Vlado Malančec, del sindaco dott. Branko Švarc e del capo della polizia cittadina Rudolf Dimić. A seguito della crisi economica e di altre difficoltà del frantoio, nel 1937 divenne proprietà della famiglia Aleksander di Zagabria, proprietaria del frantoio di Zagabria. Ulteriori informazioni sono presenti qui, quiqui e ancora qui. Si veda anche la pagina di wikipediaQuando fu fermato dalle autorità italiane, con sé aveva il passaporto n. 119642 86-86/1938 rilasciato a Koprivnica il 29 novembre 1938 e rinnovato il 15 agosto 1940 con validità fino al 15 marzo 1941. Il 28 agosto 1941 il prefetto del Carnaro comunicò al Ministero dell’Interno che del suo fermo si era occupato l’ufficio di P. S. di Sussak. In quell’occasione Braun dichiarò di essere arrivato lì il 29 luglio proveniente da Zagabria, aggiungendo di essere in possesso di £ 1700 e “di essersi colà trasferito, per evitare che gli Ustascia lo arrestassero”. La conclusione del prefetto fu la seguente: “Perché, data l’attuale situazione politico-militare di queta zona, il soggiorno a Sussak del Braun non è opportuno, si propone che egli sia internato in un campo di concentramento”. Il 9 settembre il Ministero avvisò le Prefetture di Fiume e Vicenza dell’internamento di Braun. Proveniente quindi da Fiume e avviato verso Vicenza dalla Questura di Trieste, fu nuovamente segnalato per l’internamento in un documento del 13 settembre 1941. Il podestà di Noventa fu informato il 30 settembre. Il giorno prima fu munito del foglio di via obbligatorio con l’ingiunzione di presentarsi entro il termine di un giorno davanti al podestà. In quell’occasione il questore evidenziò che non doveva ricevere il sussidio. Braun aveva dichiarato di possedere circa 2000 £ e di non aver bisogno “pel momento” del sussidio, “anche perché potrà ricevere altro denaro da un fratello”. In realtà già il 18 ottobre avanzò una richiesta per ricevere il sussidio, “essendo le sue poche riserve pecuniarie oramai pressoché esaurite”. Il 19 novembre il prefetto stesso chiarì che “ha speso quasi tutta la suddetta somma [2000 £] per il mantenimento e per cure mediche, essendo affetto da diabete”. La Prefettura chiedeva lumi a quelle di Trieste e Fiume sulla situazione economica di Braun. Nella sua risposta del 26 gennaio 1942, il prefetto del Carnaro scrisse che “venne qui fermato quale profugo della Croazia, e non ha in questi atti sfavorevoli precedenti. all’atto del fermo era in possesso della somme di £ 17 mila. Comunque, non avendo qui egli parenti, o amici, che potrebbero eventualmente inviargli aiuti, si ritiene che le sue condizioni economiche possano essere stabilite in base ai mezzi di cui dispone nel luogo di internamento”. Il 13 febbraio 1942, il vicebrigadiere comandante della stazione di Noventa, Antonio Jacobucci, confermò che Braun “versa in misere condizioni finanziarie. Infatti egli giunse a Noventa Vicentina con la sola scorta di £ 1000, attualmente ne ha sole 700, deve pagare l’albergo dove alloggia ed anche perché sta facendo una cura nell’ospedale locale e deve pagare le spese relative. Pertanto questo comando esprime parere favorevole a che gli venga concessi un sussidio giornaliero”. Le “indagini” andarono avanti a lungo e il 23 febbraio 1942, il podestà di Noventa, rivolgendosi alla Questura di Vicenza, rese noto che “all’atto del suo fermo (agosto 1941) era in possesso della somma di £ 1700 – e non di £ 17.000. Eseguiti accertamenti, è risultato che il medesimo ha esaurito ogni sua riserva”. Il podestà aggiunse altri particolari importanti: “Dal 16 dicembre 1941 trovasi ricoverato presso l’Ospedale civile di Noventa Vicentina perché affetto da diabete. Deve assoggettarsi a cure speciali, e ad un regime dietetico speciale ed a periodiche analisi del sangue”. In conclusione, il podestà espresse parere favorevole alla concessione a Braun del sussidio giornaliero. Il questore diede seguito alla richiesta e dal 20 marzo 1942 Braun ricevette le 8 £ giornaliere di sussidio e le 50 £ mensili per l’alloggio. Nel frattempo, il 2 ottobre 1941, con altri ebrei internati, fu convocato dal podestà, il cavaliere Ottorino Gemmo, che rese note le prescrizioni a cui dovevano attenersi. Il 25 giugno 1943 fu autorizzato dal podestà a recarsi il giorno dopo a sue spese a Vicenza per una visita oculistica. Un’autorizzazione che era stata rilasciata, per lo stesso motivo, anche il 12 maggio per una visita effettuata due giorni dopo. Si tratta di problemi persistenti se nel novembre 1942 Braun avanzò già una richiesta “per cure dentarie ed agli occhi”. Ancor prima, il 30 aprile, chiese di essere visto da uno stomatologo per una piorrea alveolare secondaria, così come certificato il 22 dal dott. Giuseppe Peronato. Il 7 dicembre 1943 il commissario prefettizio di Noventa scrisse alla Presidenza degli Istituti ospedalieri della città: “In vista dei procedimenti recentemente emanati dal Governo Repubblicano nei confronti degli ebrei, si interessa codesta Presidenza a farmi tenere, con urgenza, un elenco nominativo con generalità complete, di tutti gli ebrei ed ebree eventualmente ricoverati presso codesti Istituti Ospedalieri”. In questo caso non fu fatto il suo nome, ma sappiamo che fu ricoverato all’ospedale civile di Montagnana dal 10 dicembre 1943. Il 20 dicembre 1943, il maresciallo comandante la stazione di Noventa, Vincenzo de Domizio, scrisse alla Questura di Vicenza e ai Carabinieri di Lonigo e Montagnana per chiedere di “procedere fermo accompagnamento alla Questura di Vicenza dell’ebreo straniero […] ricoverato nell’ospedale civile di Montagnana affetto da diabete insulare. L’ebreo detto già residente in Noventa Vicentina presso l’albergo Primon, si è allontanato il 10 andante. La Questura di Vicenza e la sezione di Lonigo sono pregati di revocare le ricerche diramate da quest’ufficio con telegramma n. 283/R del 10 corrente”. La revoca era legata ad una comunicazione del 18 dicembre 1943 diretta dal tenente comandante la tenenza dei Carabinieri di Montagnana, Camillo Carretta, alla Questura di Padova. Si rendeva noto che “presso il locale ospedale civile trovasi ricoverato dal 10 corrente, affetto da diabete insulare Braun Lodovico”.  Il 22 dicembre 1943 la Questura di Padova chiese ai carabinieri di Montagnana di “disporre piantonamento presso codesto ospedale civile”. Il 26 dicembre 1943 il questore di Padova, Agugliaro, avvisò il collega di Vicenza che Braun era appunto piantonato presso l’ospedale di Montagnana, pregandolo di comunicargli le opportune determinazioni da prendere. Un appunto del 29 dicembre di Linari, questore di Vicenza, fu copiato e inviato come telegramma il giorno dopo, chiarendo che Braun “dovrà essere fatto accompagnare se in grado lasciare ospedale at Tonezza di questa Provincia ove est stato istituito campo concentramento Provinciale”. Il 30 dicembre 1943 la Questura di Vicenza avvisò il direttore del campo di Tonezza: “A mezzo di un agente di p. s. di questo Ufficio faccio costà accompagnare l’ebreo straniero, […]”. Un appunto a mano presente sulla stessa comunicazione del questore, firmato dall’appuntato a piedi Adone Accorsi a Tonezza e datato 31 dicembre 1943, possiamo leggere quanto segue: “Si restituisce per ricevuta dell’ebreo […]”. Al 31 dicembre risale anche una risposta inviato dai carabinieri di Montagnana alla Questura di Padova con la quale si comunicava che Braun era stato tradotto alla Questura di Vicenza. Il nome di Braun compare tra gli 8 ebrei tenuti al teatro Eretenio di Vicenza. Il 30 gennaio 1944 fu prelevato dalla polizia tedesca che condusse i 43 ebrei “vicentini” ad Auschwitz confacendoli salire sul convoglio partito da Milano il 30 gennaio 1944. Non è sopravvissuto alla Shoah. Ne Il libro della memoria e nella digital library del CDEC risulta un Baum Ludovico, con gli stessi dati anagrafici, detenuto nel carcere di Trieste e deportato il 29.03.1944 ad Auschwitz dove fu registrato con la matricola n. 179589.
  • EPSTEIN Vera, di Roberto e di Berta Mautner, nata a Zagabria il 16.08.1910. Impiegata privata. Di nazionalità jugoslava. Nipote di Ljudevit Braun. Profuga da Zagabria, giunge a Lubiana il 18 giugno 1942. Internata nel campo di concentramento di Pollenza (Macerata) il 25 settembre 1942. Trasferita a Noventa dal 1° febbraio 1943 all’8 settembre 1943. Dopo la guerra risiede a Vicenza in via S. Domenico n° 26.

 

 

Nella foto si nota, sulla destra, la casa dei Braun a Đurđevac.

Fonte: https://podravske-sirine.com.hr/arhiva/2863.

 

 

 

 

 

  • KORIAN Giuseppe, di Mirkus Paolo (Pinkus) e di Dora Wroz(s)lawski, nato a Lodz il 24.03.1883. Coniugato con Stein Eva. Fabbricante di calze. Di nazionalità jugoslava. Giunto a Noventa il 9 settembre 1941 proveniente da Fiume. Dopo l’8 settembre 1943 è fermato dalle autorità italiane. Malato, è ricoverato insieme alla moglie presso l’Ospedale Civile di Noventa. Fuggito dall’ospedale il 12 ottobre 1944 con la moglie e Trieste Guido fu Giuseppe di 64 anni, inviato nell’ospedale di Noventa dal campo di Vo’ Euganeo (Padova). Dopo la guerra i due Korian sono ancora a Noventa e lì Giuseppe muore il 20 ottobre del 1945. A quel punto la burocrazia precisa che il sussidio di capofamiglia (30 £) spettava ora alla moglie (prima prendeva 20 £). 
  • STEIN Eva, di Zavel e di Eleonora Ziberstein (Sieberstein), nata a Varsavia il 29.11.1899. Coniugata con Korian Giuseppe. Casalinga. Di nazionalità jugoslava. Giunta a Noventa il 9 settembre 1941 proveniente da Fiume. Dopo l’8 settembre 1943 è fermata dalle autorità italiane, ma è ricoverata insieme al marito presso l’Ospedale Civile di Noventa per motivi di salute di quest’ultimo. Fuggita dall’ospedale il 12 ottobre 1944. 

  • KORIAN Irene (Ira), di Giuseppe e di Eva Stein, nata a Lodz il 20.12.1909. Di religione cattolica. Residente a Sussak presso l’Albergo Jadran.
  • SCHWARZ Otto, di Mauro e di Miroslava Pollak, nato a Sarajevo il 13.09.1897. Coniugato con Korian Irene. Impiegato privato. Di religione cattolica. Residente a Sussak in via Medaglia d’oro 5. Internato nel campo di concentramento di Corropoli (Teramo). Passato all’internamento libero a Noventa il 9 settembre 1941. Si allontana dal comune di internamento a metà settembre 1943. Risulta a Taranto nel novembre 1944.

 

  • PINTO Bencion, di David e di Milina Eschenasi, nato a Belgrado il 26.11.1906. Celibe. Impiegato. Di nazionalità serba. Tradotto da Fiume a Vicenza il 25 novembre 1941. Internato a Lusiana e successivamente a Noventa.
  • PINTO Alberto, di David e di Milina Eschenasi, nato a Belgrado il 09.12.1908. Impiegato. Di nazionalità serba. Tradotto da Fiume a Vicenza il 25 novembre 1941.

 

  • SCHARGEL Alfredo, fu Pinkas e Feige Baller, nato a Vienna il 28.05.1908. Coniugato con Knotek Irma. Di nazionalità austriaca. Nel 1938 era a Praga, ma fuggì anche da lì e nel marzo 1939 si spostò a Budapest dove rimase solo per 15 giorni scappando verso l’Italia. Nell’aprile 1939 arrivò a Sanremo dove rimase fino al giugno 1940 quando fu internato a Campagna per poi passare a Ferramonti di Tarsia e a Monte Marano (AV). Giunse a Noventa il 30 settembre 1941 (o nel giugno 1942). Si allontanò dal comune di internamento nel dicembre 1943 quando fuggì verso la Svizzera e arrivò a Lugano dove rimase fino al 20 settembre 1945 quando si stabilì a Padova, città in cui lavorò come rappresentante di una ditta di carta e cancelleria, la SAGFA. Nello stesso periodo compì dei viaggi, sempre per lavoro, in Austria, Belgio, Francia e Svizzera. Il 23 luglio 1946 era a Noventa Vicentina in via Roma, 15. In quel momento disse che voleva rimanere in Italia. L’8 maggio 1951 abitava in via Enrico Bernardi 4 a Padova. All’IRO espresse la volontà di emigrare negli Stati Uniti. Si vedano i documenti presenti negli Arolsen Archives da cui è tratta la foto di Alfredo.
  • KNOTEK Irma, di Rodolfo e di Sidonia Holmann (Kollmann), nata a Vienna il 06.03.1906, coniugata con Schargel Alfredo. Di nazionalità austriaca. Fuggita in svizzera.
  • SCHARGEL Heinz (Enrico), di Alfredo e di Irma Knotek, nato a Vienna il 18.10.1933. Di nazionalità tedesca. Fuggito in Svizzera.

 

  • SCHESTOWITZ Walter, di Ernesto e di Bela Whiler (Wieler, Wailer), nato a Wiesbadena (Germania) il 16.08.1898. Coniugato con Hochsinger Ruza. Commerciante. Di nazionalità tedesca. Giunto a Noventa il 30 settembre 1941 proveniente da Fiume. Allontanatosi arbitrariamente dal comune di internamento a metà settembre 1943. 
  • HOCHSINGER Ruza, di Sigmund e Clementina Ster, nata a S. Jana (Croazia) il 14.02.1903. Coniugata con Schestowitz Walter. Casalinga. Di nazionalità jugoslava. Domiciliata a Zagabria. Internata a Noventa il 30 settembre 1941 proveniente da Fiume. Si allontana dal comune di internamento a metà settembre 1943. Risulta a Bari nel novembre 1944.

 

  • SCHNEIDER Teodoro, di Mendel, nato a Petroutz (Austria) il 12.02.1900. Coniugato con Boltuch Teresa. A Genova nel 1940. Presente a Campagna (SA) il 16.09.1940. Presente il 19.02.1941. A Noventa da Ferramonti il 17.09.1941. Presente a Lessolo (Aosta) il 12.05.1943.
  • BOLTUCH Teresa, di Maurizio e Anna Kessler, nata a Vienna il 02.09.1903. Coniugata con Schneider Teodoro. A Genova nel 1940. A Noventa da Ferramonti il 17.09.1941. Presente a Lessolo (Aosta) il 12.05.1943.

 

Alla data dell’8 ottobre 1943 risultavano 17 internati a Noventa tra i quali Maurizio Levi, Lenka Elasar, Menachem Levi, Raffaello Levi, Isacco Levi e Giorgio Herzman, tutti trasferiti ai primi di settembre del 1943 da Montebello Vicentino. Non erano presenti, invece, i coniugi Schneider e i due Pinto.

 

DATI

  • Internati totali: 15
  • Maschi: 9
  • Femmine: 6
  • Nuclei familiari: 6
  • Persone sole: 0
  • Minorenni al 1943: 1
  • Deportati: 1
  • Sopravvissuti: 14
  • Nazionalità: 6 jugoslavi (di cui 1 sposata con un tedesco), 5 austriaci, 3 polacchi (indicati come jugoslavi), 1 tedesco.    

 

Note

Korian Halina e il marito Tobolski Mario stavano per arrivare a Noventa a seguito della richiesta del padre di Halina, Giuseppe Korian. Avevano avuto il nulla osta da Spalato (23 ottobre 1942) e dal Ministero degli Interni (16 novembre 1942). Nel frattempo, però, la Questura di Vicenza si pronunciò negativamente riguardo al loro arrivo  e la Prefettura di Spalato comunicò al Ministero che la Questura di Vicenza, il 4 novembre, aveva dato parere negativo e quindi il trasferimento venne bloccato. I due avrebbero dovuto raggiungere il papà e la mamma di Halina così com’era già successo per l’altra figlia, Irene, e suo marito Otto Schwarz.

Translate »