Franco Fraccon

Franco Fraccon

 

A Franco abbiamo dedicato una pagina in quanto studente dell’Università di Padova a cui fu concessa la laurea ad honorem alla memoria.

Qui vogliamo ripercorrere le informazioni presenti nel fascicolo del fondo Ricompart.

 

Il 2 marzo 1949 l’Ufficio Stralcio Stato Civile e Albo d’Oro della Direzione Generale Leva Sott.li e Truppa del Ministero della Difesa scrisse al Distretto militare di Vicenza – che inserì l‘informazione nel fascicolo personalee, per conoscenza, al Commissario onoranze caduti, al Ministero del Tesoro (Direzione Gen. Pensioni) e al sindaco di Vicenza. Si tratta di una “comunicazione ritardata per accertamenti”. Si informava del fatto che Franco era deceduto il 4 maggio 1945 in prigionia per malattia. Nella comunicazione si pregava di avvisare la famiglia, “esprimendo le più sentite condoglianze da parte del Signor Ministro”. L’8 marzo il colonnello Giulio Aveta assicurò di aver parlato con la famiglia, a mezzo di un ufficiale del Distretto. 

Siamo davanti ad una sorta di certificato di morte ufficiale, giunto a 4 anni di distanza, quando la famiglia già conosceva la sorte di Franco. 

Franco Fraccon, figlio di Torquato e di Isabella Ghirardato, era nato a Rovigo il 12.10.1924. Il suo nome non risultava più nei registri del Comune di Rovigo dal 19.06.1931 a causa dell’emigrazione a Vicenza di tutta la famiglia.

Studente in Medicina, dopo l’8 settembre 1943 seguì il padre nell’attività partigiana (nome di battaglia “Franco”) ed entrò nel battaglione autonomo Valdagno. Come riportato nella domanda per il riconoscimento della qualifica di partigiano nel 1943

chiamato alle armi con la classe studenti 1924 si rifugiò in montagna ove si adoperò per la sistemazione e fuga di prigionieri inglesi ed ebrei. Nel marzo 1944 è costretto a presentarsi alle armi, per la carcerazione del padre. Sistemato al distretto militare di Vicenza, fornisce informazioni, licenze, congedi alle forze partigiane. Collabora direttamente con la compagnia ‘nuova Julia’. Assiste a lanci e trasporta armi e materiali per il sabotaggio. Continua il lavoro fino al giorno dell’arresto, il 26 ottobre 1944.

Alcune informazioni, presenti anche nelle ulteriori dichiarazioni riportate in questa pagina, sono confermate dai dati del foglio matricolare di Franco.

Il 13 luglio 1943 fu indicato come “rivedibile e lasciato in congedo illimitato provvisorio” con l’indicazione di rispondere alla chiamata della classe 1925 e con l’obbligo di frequentare i corsi per allievi ufficiali di complemento. Al 5 marzo 1944 risale l’invio di Franco all’ospedale militare per osservazioni. Entrato il 6 ne uscì il 9 quando fu dimesso e giudicato idoneo al servizio militare limitato per 60 giorni. Lo stesso giorno fu assegnato al 26° Deposito misto provinciale dove si presentò il 13 marzo. Il 2 agosto lo ricoverano all’ospedale militare di Verona da cui fu dimesso sei giorni dopo. Il 10 Franco ottenne una licenza per la convalescenza. Le informazioni riappaiono il 10 ottobre quando fu dichiarato disertore. Più di un mese dopo, il 20 novembre, venne denunciato al Tribunale Militare Regionale di Piove di Sacco.

Arrestato dunque dalle SS tedesche, fu condotto nelle carceri di San Biagio, alla caserma Sasso e poi a Bolzano e da lì a Mauthausen.

A maggior conferma di quanto riportato, si può far riferimento alla dichiarazione del 30.05.1946 sottoscritta da Mario Malfatti (con autenticazione di Riccardo Bubola), comandante militare del CLN di Vicenza, e allegata alla domanda inviata alla Commissione Triveneta.

Il partigiano FRANCO FRACCON fu Torquato – iscritto negli elenchi del Btg. Autonomo ‘Valdagno’ – arrestato e deportato assieme al Padre in Germania dove, nel campo d’annientamento di Mauthausen, morì. Nel Novembre 1943 chiamato alle armi come appartenente alla classe 1924 si unì alle forze partigiane. Nel marzo 1944 per sollecitazione anche del CLN nella mia persona, si presentò alle armi nell’Esercito Repubblicano, onde attenuare i sospetti sul conto del padre Torquato, Capo del CLN provinciale ed in quel tempo tratto in arresto, ed anche per meglio svolgere la propria attività antifascista fra le Forze Armate Repubblicane. Difatti riuscì ad organizzare fra i militari della Compagnia Distrettuale di Vicenza, un nucleo di elementi a nostra disposizione, compiere alcuni atti di sabotaggio, asportare armi e munizioni, ritirarne dall’altipiano di Asiago e trasportarne in città e fornire renitenti, sbandati, etc. di licenze, tesserini, documenti vari militari.

Nel luglio 1944 essendosi la sua posizione fatta difficile in seguito a sospetti, disertò dalle Forze Armate Rep., pur continuando nella propria attività fino all’arresto, avvenuto nell’Ottobre 1944.

Inoltre si allegò un breve attestato di Gino Soldà:

Arrestato insieme a tutta la sua famiglia dai nazifascisti, fu deportato a Mauthausen dove dopo inenarrabili sofferenze […] morì precedendo di alcuni giorni il padre Torquato.

Testimone delle sue sofferenze a Mauthausen sono i due appartenenti al Battaglione Valdagno: dott. Gino Massignan e Michele Peroni.

Risale all’11 maggio 1946 un’ulteriore dichiarazione di Gino Soldà sull’attività di Franco.

[…] nel giugno 1944 – data ala costituzione del Btg. Autonomo ‘Valdagno’ – si è messo a mia completa disposizione. Dedicò tutto sè stesso al lavoro di staffetta, di informatore, e specialmente a pericolosi trasposti di armi ed esplosivi; fornì documenti militari ad uso personale per i gregari del Btg.

Arrestato il 26 Ottobre unitamente alla sua Famiglia, preferì sevizie e deportazione in Germania piuttosto di fare un solo nome dei compagni di lotta; ciò è testimoniato dal fatto che nessuno di quanti strettamente collaboravano con lui, fu ricercato in seguito al suo arresto. Unitamente al padre fu deportato nel Dicembre 1944 a Bolzano e di lì a MAUTHAUSEN, ove decedette in seguito alle sofferenze patite.

Carattere volitivo, generoso nel sacrificio, animato sempre di puro ardente sentimento patriottico, FRANCO FRACCON è il nome migliore del nostro Btg., esempio di virtù patria a tutti i giovani.

Dieci giorni prima, il 1° maggio 1946, era stato Gino Massignan (commissario del battaglione Valdagno) a lasciare la sua testimonianza.

Nell’ottobre 1944 quando fui arrestato e trasferito alle carceri di S. Biagio a Vicenza, vi trovai fra gli altri amici detenuti anche Franco Fraccon che era stato in quei giorni arrestato col padre Torquato fondatore del CLN di Vicenza, la madre e le sue sorelle. Dopo pochi giorni Franco fu trasferito alla caserma Sasso per essere separatamente interrogato ma non riuscirono da lui a sapere niente. Sempre sorridente e tranquillo si comportò fermissimo e deciso come era stato nella sua azione da partigiano.

Nel dicembre 1944 fummo trasportati, Franco il padre, altri compagni di lotta ed io, a Bolzano nel locale campo di smistamento. Di lì il 5 gennaio 1945 chiusi in carri merci e deportati nel campo di Mauthausen.

Passammo insieme il primo mese di prigionia. Le condizioni erano penose per il freddo, la fame e i maltrattamenti. É appunto nella sofferenza e nelle privazioni che più rifulsero le qualità luminose di Franco.

Malgrado che anche lui soffrisse, giovane com’era per lo scarsissimo vitto; arrivò spesse volte a privarsi di parte del pane e della zuppa, per distribuirla ai compagni di sofferenza. Anche degli stracci che non bastavano a ricoprire il suo corpo seppe far senza per risparmiare ai più vecchi la pena del freddo intensissimo. Il suo spirito di abnegazione non conosceva limiti. a questo si aggiungeva una tranquillità e una serena fiducia nell’avvenire che per noi che gli eravamo vicini erano ancora più di aiuto e di conforto. Restando con Franco si sperava che tutto sarebbe finito bene e si aveva maggior forza di sopportare le privazioni continue.

Alla metà circa di febbraio fu assegnato a un trasporto di lavori costituito per sgomberare zone colpite dai bombardamenti e per il riattivamento di binari ferroviari. La fatica insopportabile date le intemperie il pessimo alimento e la stessa gravosità del lavoro, ebbero ragione del fisico di Franco Fraccon e di quello del padre Torquato. alla metà circa di aprile, ridotti in condizioni penose vennero ritornati al campo di Mauthausen e di qui all’Ospedale del campo. Dopo alcuni giorni il cuore generoso di franco cessò di battere, sfinito e il suo corpo finì nelle fosse enormi che ingoiavano centinaia di deportati ogni giorno. Qualche giorno dopo lo seguiva nella morte il padre dopo avere sofferto fino all’ultimo giorno della sua vita per la causa della libertà per la quale aveva così magnificamente combattuto. Prima di morire ebbe la ventura di vedere il primo carro armato americano spuntare dal bosco e portare, per lui troppo tardi, l’attesa liberazione.

in quei giorni la madre e le sorelle finalmente liberate dal carcere di Vicenza ritrovavano dopo tanti mesi la loro casa depredata dalle SS in fuga. 

Non mancò la lettera della madre di Franco, Isabella Ghirardato, alla Commissione Regionale Triveneta.

Io sottoscritta Ghirardato Isabella ved. Fraccon fa domanda a codesta Commissione, perché sia riconosciuta la qualifica di partigiano caduto al proprio figlio Fraccon Franco.

Nato a Rovigo il 12 ott. 1924 era iscritto al 1° anno di medicina, quando nel novembre 1943 venne chiamata la sua classe.

Si allontanò allora e si nascose nelle montagne attorno al Pasubio. Nel frattempo si adoperò a trasferire prigionieri inglesi da una località ad altra, prestando loro anche aiuto materiale.

Per non aggravare la posizione del Padre, che era allora nelle carceri di Venezia, si presentò alle armi, riuscendo ad entrare nel Distretto, da dove poté fornire informazioni, licenze e congedi ai compagni delle montagne.

fu presente a lanci ed operò trasporto d’armi e di esplosivi: ottenuta una licenza di convalescenza si mise in una compagnia di sabotatori.

Nell’ottobre 1944 fu arrestato con la famiglia, dopo due mesi di carcere, portato a Bolzano, indi al campo di Mauthausen ove in seguito a gravi patimenti decedette ai primi di maggio 1945, senza palesi malattie, ma esausto di forze.

Nella scheda per il riconoscimento della qualifica gerarchica partigiana, tenuto conto di quanto era già stato riconosciuto (partigiano del battaglione autonome Valdagno dal 1°.10.1943 al 30.04.1945), fu chiesto anche il riconoscimento di Franco come “capo servizi sanità”, con il grado di sottotenente, dal 1°.11.1944 al 30.04.1945, della brigata Martiri di Grancona e del battaglione autonomo Valdagno della divisione Vicenza. La domanda fu presentata da Nino Bressan con il parere favorevole del Commissario della Martiri di Grancona, Raffaele Rigotti.

Il battaglione Valdagno, nella persona di Gino Soldà, presentò la proposta per la concessione della medaglia d’argento al valor partigiano alla memoria. Ecco la motivazione:

Giovane insofferente di ogni ingiustizia, si prodigò fino dai primi giorni nella lotta clandestina. Entrato a far parte del Btg. Valdagno si dimostrò impavido di fronte al pericolo, animatore nelle azioni di guerra.

Arrestato nell’ottobre 1944 fu dopo due mesi di carcere, deportato col padre nel campo di annientamento di Mauthausen.

qui egli rinunciava al poco pane per lenire le sofferenze dei compagni, con la parola e l’esempio alimentava la fiducia, con l’opera pericolosa soccorreva i più deboli.

Quando già i cannoni alleati annunciavano la liberazione, sfinito nel corpo dalle inaudite sofferenze fece alla Patria l’estremo dono della vita.

Esempio nobilissimo di amor patrio e di dedizione completa al dovere.

Il 24.02.1948 la “Commissione Regionale Triveneta per il riconoscimento della qualifica ed esame proposte ricompensa al V.M. ai partigiani”, guidata dal presidente Attilio Gombia, si riunì a Padova per esaminare l’incartamento relativo a Torquato Fraccon. I 10 commissari presenti si espressero a favore della proposta compilata dal comandante Gino Soldà. Effettuati gli opportuni accertamenti, la Commissione deliberò all’unanimità la concessione di un encomio solenne al valor militare alla memoria.

L’archivio Arolsen conserva la carta personale del prigioniero 115500. Oltre ai dati anagrafici (compreso l’indirizzo di residenza: via Commenda 279), il riferimento alla religione cattolica e alla paternità, la Häftlings-Personal-Karte, sono presenti i dati sull’ingresso nel KL di Mauthausen avvenuto l’11 gennaio 1945 a seguito dell’intervento della Sipo di Verona.

Sulla destra è presente la descrizione dello Schutzhaft Fraccon: Altezza: 175 cm – Corporatura: snella – Viso: spigoloso – Occhi: castani – Naso: aquilino – Bocca: stretta – Orecchie:  normali – Denti: buoni – Capelli: scuri – Lingua: italiana – Segni particolari: nessuno.

Sul retro sono riportate le fasi della permanenza di torquato nel sistema concentrazionario di Mauthausen:

  • dall’11.01.1945 al 13.02.1945 fu posto in quarantena
  • dal 13.02.1945 al 24.02.1945 fu utilizzato come lavoratore forzato ad Eisenerz, sottocampo di Mauthausen operativo dal 15 giugno 1943 al 14 marzo 1945, dove la manodopera veniva assegnata alla locale industria del ferro
  • dal 24.02.1945 al 10.04.1945 (due giorni dopo il padre) passò a Peggau, altro sottocampo di Mauthausen, aperto dal 17 agosto 1944 al 2 maggio 1945, dove centinaia di internati, molti dei quali provenienti da Eisenerz, lavorarono nella costruzione di gallerie e poi, nelle stesse gallerie, a componenti di aeroplani.

Il campo di Peggau, guidato dall’SS-Untersturmführer Fritz Miroff, nacque a seguito dell’impossibilità di continuare alla lavorazione di aerei a Graz-Thondorf da parte della Steyr-Daimler-Puch. Ciascun tunnel era alto circa 7 metri, largo 6 e lungo 200.

C’erano cunicoli di collegamento tra ciascuna delle sei gallerie principali. Il primo trasporto di 400 prigionieri raggiunse Peggau il 17 agosto 1944. Un altro trasporto del 3 settembre arrivarono 200 prigionieri di Mauthausen. Il 20 ottobre 1944 altri 100 prigionieri furono trasferiti da Leibnitz. Altri 50 prigionieri furono inviati al sottocampo di Peggau il 5 dicembre 1944, 30 il 26 dicembre 1944 e 50 il 6 gennaio 1945, tutti provenienti dal sottocampo di Leibnitz. A seguito dello scioglimento del campo di Eisenerz e l’evacuazione dei suoi 220 prigionieri, il numero dei prigionieri di Peggau aumentò ancora. Ai primi di marzo il campo raggiunse il numero massimo di prigionieri: 888.

La maggior parte dei prigionieri di Peggau proveniva dall’Unione Sovietica e dalla Polonia, ma c’erano jugoslavi, italiani e francesi. Dormivano in 10
caserme a circa 1 o 2 chilometri dalle gallerie dove lavoravano.

Tra la data di fondazione del campo di Peggau e la metà di marzo del 1945 morirono almeno 63 prigionieri. Inizialmente, i corpi venivano bruciati nel crematorio di Graz. Altri 117 prigionieri, per lo più malati o fisicamente deboli, furono rimandati al campo principale. Verso la fine, quando il numero dei morti aumentò vertiginosamente, fu scavata una fossa comune vicino al campo. Dopo la guerra, furono riesumati 138 corpi. Si può quindi presumere che morirono tra i 150 e i 200 prigionieri. 

Peggau fu evacuato il 2 aprile 1945. Prima che cominciasse l’evacuazione, 15 prigionieri che non potevano più camminare furono uccisi nei tunnel. I restanti 850 prigionieri furono guidati a piedi fino a Bruck an der Mur. Lì furono caricati su carri bestiame e trasportati a Mauthausen dove arrivarono il 7 aprile. 21 prigionieri morirono durante l’evacuazione e 9 furono ufficialmente registrati come evasi.

Questo spiega il motivo per cui Franco Fraccon risulta nuovamente nel campo principale il 10 aprile 1945. Meno di un mese dopo morì. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti

  • ACS, fondo Ricompart, fascicolo Fraccon Franco
  • www.partigianiditalia.cultura.gov.it (scheda Ricompart)
  • ASVI, Classe di leva 1924, Registro 904, matricola 36936 Fraccon Franco e fascicolo personale..
  • Arolsen Archives
  • The United States Holocaust Memorial Museum. ENCYCLOPEDIA OF CAMPS AND GHETTOS, 1933–1945, Voce Peggau, pp. 940-941 (è presente anche la foto)

Bibliografia

  • Antonio BaroliniTorquato e Franco Fraccon, Neri Pozza, Vicenza 1967.
  • Graziella Fraccon Farina, Torquato Fraccon e il figlio Franco, Edizioni Cinque Lune, 1968 (anche in La Resistenza vicentina e padovana, Edizioni Cinque Lune, 1968, pp. 161-241).
  • Neri Pozza, Ritratti vicentini e altro, Neri Pozza Edizioni, Vicenza 1987, pp.63-68.
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