Ebrei stranieri nella Resistenza

Ebrei stranieri nella Resistenza

 

A proposito degli ebrei stranieri nella Resistenza Klaus Voigt ha scritto:

a confronto con il numero degli ebrei italiani che parteciparono alla Resistenza, che si stima fossero un migliaio, si tratta di una cifra esigua [1].

Lo studioso tedesco, in Quattro donne esuli dalla Germania nella Resistenza italiana, fa riferimento a un totale di 31 ebrei stranieri che ebbero un ruolo nella lotta partigiana: 11 erano tedeschi, 8 polacchi, 5 austriaci, 2 jugoslavi, 2 ungheresi a cui vanno sommati un russo, un cecoslovacco e un turco. Sei erano donne, di cui 4 tedesche. Nello studio Profughi e immigrati ebrei nella Resistenza italiana, Voigt parla di 25 nomi documentabili di profughi ebrei che salgono a oltre 40 “se si tiene conto anche degli immigrati ebrei che dopo la Prima Guerra Mondiale si erano stabiliti in Italia o a Fiume, annessa all’Italia nel 1924, nonché dei loro figli nati in Italia” [2].

In quel totale sono compresi anche tre ebrei già presenti in Veneto, Leon Steinlauf, Andrea Strasser e Carol Schönheim. A seguito di ulteriori ricerche possiamo aggiungere altri nomi.

 

Ebrei stranieri che hanno partecipato in vario modo alla Resistenza e che sono legati al Veneto

  • Mordo / Markus Davidovic, internato in provincia di Vicenza prima a Valli del Pasubio e poi a Malo, partigiano combattente della brigata Val Leogra (divisione Garemi) dal 1° gennaio 1944 al 1° maggio 1945 (riconosciuto dalla Commissione Triveneta).

  • Rudolf Langstein, internato in provincia di Padova (non presente nel database RICOMPART)

  • David Lobmann [3], internato nel Padovano; impegnato dal 9 settembre 1943 al 23 luglio 1944 nel GAP di Osimo (Commissione Marche, riconosciuto come Patriota)

  • Jakob Mstowski [4], internato con la famiglia in provincia di Padova (non presente nel database RICOMPART)

  • Chaim Pajes [5], studente di Medicina all’Università di Padova, arrestato nel giugno 1940 e internato (non presente nel database RICOMPART)

  • Carol / Karoly Schönheim [6], studente di Medicina all’Università di Padova, arrestato nel 1940 e internato, riconosciuto come partigiano combattente in Abruzzo

  • Rita Rosenzweig (Rosani), nata a Trieste, attiva nella Resistenza prima nel Veneziano e poi nel Veronese; viene uccisa nel 1944

  • Leon Steinlauf, internato in provincia di Vicenza e ucciso dai fascisti in uno scontro a fuoco (non presente nel database RICOMPART)

  • Andrea Strasser [7], internato in provincia di Vicenza, dopo l’8 settembre si nasconde con la moglie e la figlia per poi tornare a Milano dove vivevano prima dell’internamento, fa parte del Raggruppamento Garibaldi SAP (riconosciuto dalla Commissione Lombardia come partigiano medico – 10 mesi e 25 giorni)

  • Fajwel Szajkowicz [8], studente di Medicina all’Università di Padova, arrestato nel giugno 1940 e internato; impegnato dal 20 settembre 1943 al 15 giugno 1944 (riconosciuto dalla Commissione Abruzzo)

Le storie di Karl Elsberg [9] e Leonardo Kienwald [10] ci ricordano, inoltre, quanto e come gli ebrei stranieri, nei percorsi di fuga, sia venuti a contatto con i partigiani.

 

In generale è bene notare che alcuni di loro erano giunti in Italia prima della presa del potere da parte di Hitler. Pur se spinti dalle limitazioni presenti in alcuni paesi o dalle campagne antisemite, possiamo considerarli dei migranti a differenza di quegli ebrei che lasciarono le località di origine dopo il 1933 e che possiamo far rientrare tra i profughi. Per entrambi valevano ovviamente le leggi volute dal regime fascista. Il RDL del 7 settembre 1938 decretò l’espulsione di tutti gli ebrei stranieri entro 6 mesi, ossia entro il 12 marzo 1939, e cancellò la cittadinanza per gli ebrei entrati in Italia dopo il 1° gennaio 1919. Il successivo RDL del 17 novembre 1938 introdusse alcune concessioni per gli ultrasessantacinquenni e per chi era sposato con italiani/e, entro il 1° ottobre 1938 (art. 25).

Nel giugno 1940 gli ebrei stranieri furono soggetti agli arresti e all’internamento, inizialmente nei campi di concentramento del centro-sud e poi, in base alle situazioni, diversi di loro passarono all’internamento libero. Queste forme di persecuzione distinsero, inoltre, gli ebrei stranieri da quelli italiani, anche se alcuni ebrei italiani subirono l’internamento perché ritenuti “pericolosi“.

 

Escludendo i già citati casi di ebrei legati al Veneto, i nomi riportati di seguito fanno riferimento agli studi di Klaus Voigt (Profughi e immigrati, v. nota 1).

Ebrei stranieri giunti in Italia prima del 1933

  • Leone Ginzburg di Teodoro e Vera Griliches, nato a Odessa il 04.04.1909, già antifascista, Partito d’Azione, 08.09.1943-05.02.1944, caduto 
  • Isaak (Izah) Heger di Giuseppe, studente di Medicina, Comando generale Matteotti – zona Milano, capo servizio sanitario dal 10-03-1944 al 03.12.1944 e dal 20.03.1945 al 25.04.1945 con il grado di capitano
  • Luigi Fleischmann, nato a Fiume il 17.04.1928, già internato in Abruzzo, partigiano 
  • Mordko (Marco) Tenenbaum fu Szloma e fu Mindla Goldberg, nato a Kobryn il 02.07.1911, studente di Medicina, San Donato Val di Comino, partigiano, 09.09.1943-29.05.1944
  • Leo Weiczen (Valiani), già antifascista

 

Ebrei stranieri giunti in Italia dopo il 1933

  • Isaak Altaras, internato in Piemonte
  • Max Federmann, Villa Emma di Nonantola
  • Ursula Hirschmann (1935), già antifascista
  • Petar Beck Holzner di Francesco e Olga, nato a Praga il 21.07.1921, già internato in Piemonte – XIV Divisione Garibaldi, 212^ brigata Maruffi, partigiano combattente, 11.04.1944-26.04.1945
  • Brigitte Loewenthal (1933) fu Roberto e fu Anna Rosenwald, nata a Berlino il 31.07.1918, già antifascista – GAP Verona, partigiana combattente, 01.10.1943-01.05.1945
  • Haim Menache
  • Moshe Szapiro, Villa Emma di Nonantola
  • Szysza Wajsbort, internato
  • Ruth Weidenreich di Franz e Matilde Neunberger, nata a Strasburgo il 02.11.1907, Divisione G. L. Servizio Cora, partigiana combattente, settembre 1943-25.04.1945

 

Ebrei giunti in Italia dalla Francia (salvo dove indicato) dopo l’8 settembre 1943

  • Wolfgang Bleiweiss
  • Ernst Paolo Braun di Otto e Berta Lefkovics, nato a Vienna il 13.05.1924, studente universitario, III Divisione Alpi, partigiano combattente, nome di battaglia “Rosamunda”, 15.02.1944-07.06.1945 
  • Hainz Joseph (Harry) Buerger (Burgerà), di Elia e Teresa Pories, nato a Vienna il 10.05.1924, operatore cinematografico, Comando I Divisione G. L., partigiano combattente, nome di battaglia “Biancastella”, 01.05.1944-08.06.1945
  • Peter Gingold
  • Boris Girmounsky
  • Isidor Gottlieb, di Leopoldo e Mina Wilder, nato a Vienna il 09.06.1918, marito di Ruth Mendelsberg, già sottotenente degli Alpini, IV Divisione Alpi – Brigata Val Casotto, partigiano caduto, nome di battaglia “Berto”, 01.10.1943-18.03.1944
  • Ludwig Greve
  • Bronka Halpern
  • Marek (Marco) Herman (non proveniente dalla Francia)
  • Richard Hess
  • Walter Marx, nato a Heilbron il 27.02.1926, patriota francese, I Divisione G. L. Valle Stura, patriota
  • Ruth Mendelsberg, moglie di Isidor Gottlieb
  • Friedrich Thorn
  • Hermann Wygoda (Wigoda) (non proveniente dalla Francia), di Morje e Enia Suckiemsik, nato a Varsavia il 18.11.1906, già tenente della fanteria polacca internato in Germania, Comando II Zona Ligure, comandante di brigata con il grado di capitano dal 01.07.1944 al 29.11.1944, comandante della Divisione Gin Bevilacqua con il grado di maggiore dal 30.11.1944 al 30.04.1945, partigiano combattente dal 1° maggio 1944.

A loro si possono aggiungere Ernst Heinitz e Irene Nunberg.

Ha scritto inoltre Klaus Voigt (grassetto nostro):

Va poi brevemente ricordato che alla Resistenza partecipò anche un certo numero di tedeschi che non erano esuli. Tra questi vi erano alcuni intellettuali e artisti contrari al nazismo che avevano ottenuto dalle autorità tedesche un permesso di espatrio per recarsi in Italia, o che, in quanto donne, avevano ottenuto la cittadinanza italiana grazie al matrimonio con italiani. Ricordiamo per esempio Heinz Rieth, in seguito traduttore di Primo Levi, che era studente a Padova e divenne attivista del Partito d’Azione, o la scultrice Jenny Wiegmann, moglie del pittore Gabriele Mucchi, che in collaborazione con Lica Steiner a Milano fece la staffetta partigiana per i GAP, affiliati alle Brigate Garibaldi. Il pittore Willi Sitte, cresciuto in una famiglia comunista, trovandosi come ufficiale della Wehrmacht di stanza a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, trasmise notizie di interesse militare ai partigiani di una formazione cattolica, rischiando la condanna a morte. Nel febbraio del 1945 disertò, facendo poi l’interprete per il locale Comitato di liberazione nazionale. Questo della partecipazione di disertori tedeschi alla Resistenza italiana è un campo di ricerca al momento in larga parte inesplorato, nonostante essi costituissero indubbiamente, tra i tedeschi nella Resistenza, il gruppo più numeroso. Molti, come Sitte, avevano collaborato con gruppi resistenziali e con formazioni partigiane mentre erano ancora nella Wehrmacht, e si unirono a loro dopo aver disertato [11].

 

NOTE

[1] Klaus Voigt, Quattro donne esuli dalla Germania nella Resistenza italiana, in «Studi e Ricerche», vol. II, Dipartimento di Studi storici, geografici e artistici, dell’Università di Cagliari, 2009, p. 144-145. Si veda anche Michele Sarfatti, La partecipazione degli ebrei alla resistenza italiana in «La Rassegna Mensile» di Israel, vol. 74, n. 1/2 (gennaio-agosto 2008), pp. 165-172. Voigt ne aveva parlato già ne Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, vol. II, La Nuova Italia, Scandicci 1996, pp. 489-491 e in Profughi e immigrati ebrei nella Resistenza italiana in «La Rassegna Mensile» di Israel, vol. 74, n. 1/2 (gennaio-agosto 2008).

[2] Voigt, Profughi e immigrati, cit., p. 230.

[3] Antonio Spinelli, Vite nell’ombra. Storie di ebrei stranieri in provincia di Padova (1933-1945), Il Poligrafo, Padova 2022, pp. 133-143.

[4] Ivi, pp. 160-190.

[5] Ivi, pp. 113-114.

[6] Ivi, pp. 46-50; Gianni Orecchioni, I sassi e le ombre. Storie di internamento e di confino nell’Italia fascista. Lanciano 1940-1943, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2006. A Carlo Schönheim dedica il capitolo Un partigiano «scomodo», pp. 100-111.

[7] Antonio Spinelli, Vite in fuga. Gli Ebrei di Fort Ontario tra il silenzio degli Alleati e la persecuzione nazifascista, Cierre, Sommacampagna 2015, p. 52-69.

[8] Spinelli, Vite nell’ombra, cit., pp. 114-119.

[9] Voigt, Profughi e immigrati ebrei, cit., p. 238; Karl Elsberg, Come sfuggimmo alla gestapo e alle SS. Racconto autobiografico, a cura di Klaus Voigt, Aosta, Istituto Storico della Resistenza in Val d’Aosta, Le Chateau Edizioni 1999.

[10] Spinelli, Vite nell’ombra, pp. 144-159.

[11] Voigt, Quattro donne, cit. p. 146.

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